I verbi giapponesi

La classificazione dei verbi giapponesi

japanese kanji with meanings.

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I verbi in giapponese sono detti 動詞 (どうし – doushì – verbo). Ripassiamo alcune caratteristiche già viste dei verbi.!

  • Nella struttura della frase, il verbo è collocato alla fine;
  • I verbi non hanno declinazioni singolari o plurali;
  • I verbi possono però essere declinati in modo formale (forma cortese) o informale (forma piana), ed è importante prestare a questo aspetto quando vi relazionate ad un giapponese;
  • Nelle discussioni informali il verbo essere può essere omesso;
  • I verbi possono essere transitivi, intransitivi, attivi, passivi;
  • Non esistono verbi riflessivi.
  • In alcuni casi, si può omettere il verbo o la copula (Dove vai oggi? 今日どこへ? – Kyō wa doko e?)  今日 – Kyō – oggi

Tempi verbali

Nella lingua giapponese abbiamo pochi tempi rispetto alla lingua italiana:

  • Presente e futuro certo (che coincidono)
  • Futuro incerto
  • Passato

Da notare che è presente un solo tempo per il passato che può corrispondere al nostro imperfetto, passato remoto, passato prossimo etc.

Diciamo che questa classificazione la faccio per rendere più facile la comprensione, ma di fatto il giapponese consta di una forma che si riferisce al passato e tutto il resto è qualcosa che non è passato: il presente, o qualcosa che può accadere , che accadrà o altro, da capire in base al contesto  della frase ed al modo del verbo.

Modi verbali

Anche per quanto riguarda i modi verbali, diciamo  che assimilare il nostro presente indicativo al presente giapponese è un po’ una forzatura, ma ci permette di capire meglio il meccanismo per imparare a gestire al meglio i verbi.

  • Indicativo
  • Condizionale
  • Imperativo
  • Gerundio
  • Potenziale ( in italiano sarebbe ad esempio “poter mangiare”);
  • Causativa ( in italiano sarebbe ad esempio “far mangiare”);
  • Desiderativa ( in italiano sarebbe ad esempio “desiderare di mangiare”)
  • Esortativa
  • Volitiva

Non esistono i modi infinito, congiuntivo e participio ma si usano delle forme che rendono il senso.

Classificazione

Esistono due tipi principali di verbi e qualche eccezione.

Verbi Ichidan  一/動詞 ( lettura いちだんどうし – ichi Dan dōushi – grado/verbo): verbi che finiscono in eru e iru. Nel dizionario indicati come verbi di 1° grado o con  la sigla 1V . Ecco un esempio di alcuni verbi Ichidan:

  • べる    (たべる – Taberu –  mangiare)
  • る        (みる – Miru –  vedere)
  • える (おしえ – Oshieru – insegnare)

Verbi Godan   五段動詞 (だんどうし): vi appartengono tutti gli altri verbi con terminazione in “u”. Nel dizionario sono indicati come verbi di 5° grado o con la sigla 5V . Ad esempio :

      (はなす – Hanasu – scrivere)

        (かく – Kaku –  scrivere),

       (およぐ – Oyogu – Nuotare),

ぶ         (よぶ – Yobu – chiamare),

       (よむ – Yomu –  leggere),

      (しぬ – Shinu –  morire),

       (つくる – Tsukuru –  fare),

       (まつ – Matsu – aspettare),

       (あらう – Arau – lavare).

Inoltre sono Godan anche i seguenti verbi in “iru” ed “eru”, che ad una prima occhiata sembrerebbero invece Ichidan:

   (はいる – Hairu)     Entrare 
   (はしる – Hashiru)     Correre 
   (へる – Heru)     Diminuire 
いる       (いる – Iru)     Occorrere 
帰る   (かえる – Kaeru)     Ritornare 
   (きる – Kiru )         Tagliare

しゃべる – Shaberu    Chiaccherare 

知る – Shiru (しる)    Sapere, conoscere

参る – Mairu (まいる)     Visitare  – incontrare

Per capire a quale classe appartiene il verbo ci serviamo del dizionario oppure si può usare un metodo “empirico” per capire a quale classe appartengono i verbi.

  • Se termina in “eru” o “iru” appartiene alla prima classe (いちだん,1V)   tranne i verbi che terminano in “eru” ed “iru” indicati prima ed appartenenti alla seconda classe;
  • Se non termina in “eru” o “iru” appartiene sicuramente alla seconda classe (ごだん,5V).

Insomma è un po’ come i nostri verbi, che finiscono in “are”, “ere”, “ire “ azzardando un paragone con l’italiano.

Verbi irregolari

I verbi irregolari 不規則動詞 (lettura ふきそくどうし – Fukisoku dōshi ) sono per fortuna solo due:

  • する    (する  – Suru)  Fare
  • 来る (くる – Kuru) Venire

Vedremo più avanti il loro uso.

Verbi “composti”

Esistono dei verbi che in Giappone non hanno un corrispettivo diretto, ma un verbo composto, nato dalla fusione di un verbo più un complemento.

Ad esempio il verbo studiare è tradotto col verbo する – (fare – Suru) e la parola 勉強 (べんきょう) (studio):  Studiare:   勉強をする

Altro esempio, combinando する con 返し (かえし) che significa restituzione si ottiene: Restituire:  返しする。

Un altro esempio è il verbo piovere, in giapponese si dice letteralmente che “cade la pioggia”. 

  • 雨 (あめ)  Pioggia
  • 降る (ふる) Cadere

da cui: Piovere: 雨が降る

Altri verbi simili:

  • Telefonare:                電車でんしゃをする
  • Sposarsi                      結婚けっこんする

Basi verbali

I modi e i tempi italiani si rendono in giapponese a partire dalle cosiddette basi verbali, che in giapponese sono dette けい. Di solito per le basi si trovano un sacco di tabelle in internet, più o meno chiare ed utilizzabili, io mi sono approcciato a questo argomento studiando direttamente la declinazione che mi occorreva, a partire dal presente fino ad imparare gli altri tempi, ma ora le ripercorriamo in questo post.

Per costruire le basi verbali è necessario, per prima cosa, capire a quale classe appartiene il verbo. 
In secondo luogo bisogna capire qual è la radice, la parte del verbo che non cambia.  Infine si costruisce la base verbale a seconda del tempo e del modo.

IMPARARE LE BASI VERBALI E’ LA BASE DELLA COMPRENSIONE DEL GIAPPONESE SCRITTO E PARLATO!

Forma piana 普通形, corteseマス形 / 連用形 e onorifica

A seconda della confidenza che abbiamo con il  nostro interlocutore,  dovremmo usare la forma piana o informale   普通形  (ふつけい) che è come dare del tu.

La forma  cortese, come suggerisce il nome,  è usata verso interlocutori diciamo “superiori” a noi ed è come dare del Lei/Voi. In giapponese è la マス形 (ますけい)  

Esistono altre forme onorifiche che vedremo più avanti.

Base B1 未然形  (みぜんけい)

La base conosciuta come B1 è utile soprattutto per la coniugazione negativa piana (informale) del verbo. Da questa base si ottiene anche la forma passiva, potenziale e causativa, che vedremo più avanti.

  • Per i verbi della prima classe si ottiene togliendo la sillaba finale る; 
  • Per verbi della seconda classe si sostituisce la sillaba finale con quella corrispondente che termina in “a”, tranne i verbi terminanti in う che avranno la base in わ.

Base B1A  (志向形 , lettura しこうけい)

Questa base è utilizzata per sviluppare la forma volitiva, cioè l’intenzione di fare qualcosa.

  • Per i verbi della prima classe si ottiene togliendo la sillaba finale る;
  • Per verbi della seconda classe si sostituisce la sillaba finale con quella corrispondente che termina in “o”.

Base B2 (連用形,  letturaれんようけい)

Questa è la base per costruire la forma cortese (Masu-kei).

  • Per i verbi della prima classe si ottiene togliendo la sillaba finale る;
  • Per verbi della seconda classe si sostituisce la sillaba finale con quella corrispondente che termina in “i”.

Base B3 (終止形 Letturaしゅうしけい) / B4 (連体形 letturaれんたいけい)

Le basi B3 e B4 sono uguali e corrispondono alla forma del dizionario, la Jisho-Kei. Sono uguali nella forma, am hanno funzioni diverse.

Base B5 
Questa base è utile per formare il potenziale e condizionale giapponese.  Si ottiene sostituendo la sillaba finale della forma del dizionario con quella corrispondente che termina in “e”.

Base B6

Si utilizza per formare l’imperativo.

  • Per i verbi della prima classe si ottiene togliendo la sillaba finale る.
  • Per verbi della seconda classe si sostituisce la sillaba finale con quella corrispondente che termina in “e”,quindi uguale alla B5. 

Tabella riepilogativa delle basi

  Base B2A Te-Kei  て形 e ta-kei た形

La Te-Kei  e la Ta-Kei sono altre forme molto utilizzate, che non rientrano nelle basi verbali  descritte nel precedente post, anche se in alcuni testi sono indicate come base B2A. Sono forme verbali già complete. La Te-Kei è utilizzata ad esempio per il gerundio mentre la Ta-Kei è la forma passata affermativa. Vedremo nei prossimi post l’uso di queste forme.

Da segnalare l’eccezione del verbo 行くla cui forma in Te-Kei è 行って e non come ci si aspetterebbe, 行いて.

Verbi transitivi e intransitivi

In giapponese i verbi possono essere transitivi (detti 自動詞, letturaじどうし), intransitivi (detti 他動詞 lettura たどうし) o misti. I verbi transitivi devono avere per forza l’oggetto, contraddistinto dalla particella を.

Verbi assolutamente intransitivi:

ある                           Essere, esistere

いる                           Essere, esistere

行く いく               Andare

来る くる               Venire

働く はたらく       Lavorare

死ぬ   しぬ                morire

泣く  なく           Piangere

座る すわる           Sedersi, sedere

Verbi assolutamente transitivi:

飲む             のむ                Bere

読む             よむ                Leggere

食べる         たべる            Mangiare

作る             つくる            Fare, creare

買う             かう                Comprare

上げる         あげる            Dare, offrire

もらう            もらう            Ricevere

殺す        ころす            Uccidere        

Verbi riflessivi

Come si è detto i verbi riflessivi non esistono. A quelli italiani in genere corrispondono verbi transitivi o intransitivi. Ecco una breve lista non esaustiva, a titolo di esempio.

Svegliarsi                               目めを覚さます

Alzarsi                                    起おきる

Lavarsi                                体からだを洗あらう

Vestirsi                               着物きものを着きる

Nascondersi                           隠かくれる

Rompersi                            壊こわれる

Esempio:

La lavatrice si è rotta.                                洗濯機せんたくきが壊こわれた。

Fonte: https://www.imparailgiapponese.com/

駅 – Eki – stazione

見覚えある レインコート     Un impermeabile familiare

Mioboe no aru reinkōto 

黄昏駅で 震えた               Alla stazione di notte, il mio petto tremava

Tasogare no eki de mune ga furueta

はやい足どり まぎれもなく             Passaggi rapidi, senza dubbio

Hayai ashidori magire mo naku

昔愛してた あの人なのね                È qualcuno che ho amato prima

Mukashi aishi teta ano hitona no ne

懐かしさ一歩手前で            A un passo dalla nostalgia

Natsukashisa no ippotemae de

こみあげる 苦い思い出に    Mi riempio di ricordi amari

Komiageru nigai omoide ni

Gli aggettivi dimostrativi

I principali pronomi dimostrativi giapponesi sono i seguenti:

  • Questo, vicino a chi parla.
  • Codesto, lontano da chi parla e vicino a chi ascolta, attualmente poco usato.
  • Quello, lontano da chi parla e da chi ascolta.

In giapponese ogni pronome va distinto nel caso sia usato abbinato ad un sostantivo o meno.  Ad esempio mentre in italiano possiamo dire  “Questo libro è difficile” e “ Questo è un libro difficile” utilizzando lo stesso pronome, in giapponese cambia ed è diversificato.

Nel primo caso si parla di pronome, nel secondo di “prenome”. 

Questo

Si usa per oggetti o esseri animati vicini a chi parla, o si riferisce all’oggetto di un argomento. In giapponese:

これ – Kore (pronome)       この – kono (prenome)

Le due voci hanno lo stesso ideogramma (之), ragion per cui  è preferibile la scrittura in hiragana. 

Questo libro è mio.             このは私のです。Kono hon wa watashi nodesu

Questa persona è Tanaka.           このは田中さんです。   Kono hito wa Tanaka-sandesu

Questo è Tanaka-san –         この方は田中さんです。     Kono hō wa Tanaka-sandesu

Questo libro è difficile.            この難しいです。      Kono hon wa muzukashī-desu

Questo è un libro difficile.              これ難しいです。      Kore wa muzukashī hon-desu

Questa non è una penna           これペンではありません。    Kore wa pen-de wa arimasen

Questa è una penna?               これペンですか。       Kore wa pen desu ka?

La strada giusta è questa.            良いこれです。       Yoi michi wa kore-desu

La strada per Tokyo è questa.      東京行くこれです。Tōkyō e iku michi wa koredesu

Questa rivista è insignificante.          この雑誌詰まらないです。       Kono zasshi wa tsumaranai-desu

Questo come lo dici in lingua giapponese?        これ日本語でなんですか。Kore wa nihongo denandesu ka?

Questo libro e quello sono grandi uguali       このそれ同じ大きいです。Kono Moto to sore wa onaji ōkī desu

Qui vicino c’è un negozio?        この近くがありますか。  Kono chikaku ni mise ga arimasu ka

Che ne pensi di questo?           これ如何ですか。         Kore wa ikagadesuka

Quali tra questi è il migliore?              このなかでどれが一番いいかな。    Kono naka de dore ga ichiban ī ka na.

Vuoi bere un po’ di questo vino?          このワインを飲んだらいかがでしょうか。    Kono wain o nondara ikagadeshou ka.

I sostantivi

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In Giapponese i sostantivi non vengono modificati per genere, numero e nemmeno declinati. Tutti possono corrispondere a una certa flessione italiana (-a,-o,-e,-i).

Specificare il sesso 

Si può specificare proponendo,ai nomi di persona 

男の  otoko no – maschile

女の On’na no  – femminile

(Questi sostantivi non si usano mai da soli:si dice

男の人 – Otoko no hito  – maschile

女の人 – On’anohito – – femminile

男の先生 – Otoko no sensei –  il professore

女の先生 – On’na no sensei – la professoressa 

Questo non si applica ai nomi di parentela, che hanno già parole apposite per invertire il genere.

Se invece ci riferiamo ai nomi di animali si propone:

雄 – osu – maschio  / o (a volte)

雌 – mesu  – femmina /め me (a volte)

ottenendo ad esempio

雄猫 – osuneko – gatto maschio       猫> neko=gatto

雌猫 – mesuneko – gatto femmina  猫> neko=gatto

雄牛 –  Osuushi – toro        牛 – Ushi = mucca

雌牛  – Meushi – mucca     牛 – Ushi = mucca


Specificare il numero

I sostantivi (nomi) In italiano hanno un genere grammaticale e un numero.

In giapponese invece sono privi di genere, numero e articolo.

いぬ  – inu =cane/cagna/cani/cagne il,i,un,una,le

せんせい – sensei = professore/professoressa ecc…

あの こ – anoko  = quel/quella/quelli/quelle bambino… 

Per quanto riguarda il singolare e plurale, abbiamo detto che anche in questo caso i sostantivi non danno indicazione. Se è necessario, si può specificare inserendo un numero ( vedremo più avanti come). In alcuni casi il plurale può essere reso con il raddoppiamento della parola stessa, che è indicato dalla particella

– hito = persona

Hitobito = persone

Nel raddoppio, la pronuncia ひと (hito) è diventata びと(bito) per ragioni eufoniche. Solo nel caso di persone o pronomi, il plurale si può formare con la particella たち, ad esempio:

  – (わたし) – watashi = IO

私たち – (わたしたち) – Watashi-tachi  = noi

Alcune altre parole possono eufonicamente modificarsi come in questo caso:(hito/hitobito)

Nei nomi di persona e pronomi si aggiunge たち/ら。Ecco:

私/私たち – watashi/ watachi

子供/子供たち – Kodomo/ Kodomotachi

彼女/彼女 – Kanojo/ Kanojora


Tipologia dei nomi

Comuni-concreti

La sezione più ampia é quella dei nomi che indicano oggetti o esseri d’uguale specie.

Come  家  – ie  – casa

e            石 –  Ishi – pietra.

La seconda invece è quella di nomi legati a verbi che indicano fatto,risultato e strumento d’azione. Spesso vengono identificati come base indefinita d’un verbo. Un esempio é:

嘆く – nageku =  lamento       嘆 – tan – piangere, lamentarsi

嘆き – nageki – dolore       嘆 – tan – piangere, lamentarsi

Altri sostantivi si ottengono aggiungendo 物/者MONO come in

着物 – kimono cioè    indossare+oggetto.

chaku, jaku – indossare

物 – mono = cosa, oggetto


Comuni-astratti

La sezione più ampia è quella dei nomi che indicano qualità o modi di essere.

Come …

精神 – Seishin – spirito            – sei – spirito      神 – shin dio,spirito, anima

文明 – Bunmei – civiltà          – bun – libro, testo, cultura    – mei chiaro, evidente

文化 – Bunka – cultura          – bun – libro, testo, cultura    – ka  – trasformare, chimica

Vi sono poi sostantivi generati da aggettivi,a cui viene rimossa la finale e sostituita da さ、み。Ad esempio in atsui, caldo, si fa atsusa, IL CALDO; oppure in tanoshii, piacevole, si fa tanoshimi, piacere.

Altri si possono poi formare aggiungendo la particella locutiva こと (koto) appunto fatto,come in yomukoto,la lettura,letteralmente il fatto di leggere.


Composti

si riferisce a quella porzione del vocabolario giapponese che ha origine in cinese o è stato creato da elementi mutuati dal cinese. Alcune strutture grammaticali e frasali possono anche essere identificati come sino-giapponese. Vocabolario cino-giapponese si fa riferimento in giapponese come kango 漢語 ) , che significa ‘parole cinesi’Kango è uno dei tre ampie categorie in cui il vocabolario giapponese si articola. Gli altri sono nativi vocabolario giapponese ( yamato kotoba ) e prestiti da altre lingue, soprattutto occidentali ( gairaigo ). Si stima che circa il 60% delle parole contenute in un moderno dizionario giapponese sono kango , ma comprendono solo circa il 18% delle parole utilizzate nel discorso.

Kango , l’uso di parole cinesi derivati in giapponese, deve essere distinta da Kanbun , che è reale cinese scritto da giapponese in Giappone. Entrambi kango nella moderna giapponese e classica Kanbun hanno sino-xenic elementi linguistici e fonetici trovato anche in coreano e vietnamita: cioè, sono “sino-straniera”, non prettamente cinese.  https://it.qwe.wiki/

Ecco qualche esempio:

肉屋 niku-ya carne + negozio = macelleria           – niku    – ya

地下鉄 Chi-ka-tetsu              terra + giù + metallo = metropolitana  

赤金  – Aka-kane              rosso + metallo = rame

金持ち Kane-mo(motsu)-chi    denaro + avere = ricco

Quest’ultimo esempio viene letto con lettura Kun e contiene la tipica struttura nipponica nome-verbo,come in harakiri

腹切り – Harakiri              hara (pancia) + kiri(taglio)        da kiru(tagliare).

切腹 – seppuku ha lo stesso significato e kanji, ma c’è prima verbo e poi sostantivo. A volte i nomi sono legati alla cultura giapponese, come nel Seppuku: è diverso dall’harakiri e cioè dopo essersi tagliati la pancia, qualcuno ti taglia la testa, come fece lo scrittore Mishima. https://it.qwe.wiki/


Accrescitivi

Si aggiunge (prefisso)

ō   nel caso di nomi giapponesi e

tai  大   ai nomi pseudo-giapponesi(di origine cinese).

大口 ō-guchi : gran bocca

大雨  ō-ame : gran pioggia

大風 ō-kaze : grande (forte, a volte i significati sono puramente accrescitivi come in gran pioggia, cioè abbondante) vento

大仏 ō-butsu : grande Buddha


Diminuitivi

Si aggiunge (prefisso)

ko   ai nomi giapponesi e

shō  小  ai nomi pseudo-giapponesi

小指       ko+yubi   (dito): mignolo

小学校      shō+gakkō (scuola) :scuola elementare


Propri

In Giappone ci sono due tipi di nomi: cognome e nome(名字 と 名前). Il cognome precede il nome e spesso hanno dei significati. Eccone alcuni:

川村 Kawa-mura:  villaggio sul fiume (fiume+villaggio)

田中 Ta-naka :  centro del campo (risaia+centro)

春子     Haru-ko:  primavera (primavera+ko[suffisso facoltativo femminile])


Monti

Questi sono invece seguiti da   yama/san

富士/ fujisan/yama        富士 – monte Fuji 


Città

Queste sono seguite facoltativamente da

shi  (ATTENZIONE!  Per indicare Tokyo si usa to  )

横浜市 Yokohama-shi

ミラノ市 – Mirano-shi (Milano)


Isole

Queste, facoltativamente, da shima

大島Ō-shima

松島 – Matsu-shima


Fiumi

Sono seguiti da   kawa   

隅田川Sumida-gawa

鴨川 Kamo-gawa

淀川Yodo-gawa

.

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Il verbo essere

In giapponese non esiste un verbo essere, ma una particella chiamata “da dichiarativo”, corrispondente al segno hiragana . Essa viene affissa dopo il termine che rappresenta lo stato d’essere di una cosa, come si può vedere da questo esempio:

学生

(Gakusei da)

È uno studente.

Tuttavia non è necessario utilizzare il da dichiarativo, anche se così facendo la frase acquista un tono femminile. Nelle domande, invece, il da NON deve assolutamente essere inserito, perché equivarrebbe a chiedere e ad affermare allo stesso tempo. Quando il da non è presente nelle domande, ciò non implica necessariamente che il tono usato sia femminile.

学生 (Gakusei), È uno studente (tono femminile)

学生 (Gakusei da), È uno studente (tono maschile)

学生 (Gakusei?), (lui/lei) è uno studente? (è errato dire “Gakusei da?“)

È possibile esprimere gli stati d’essere anche al negativo, al passato e al passato negativo, utilizzando di volta in volta queste particelle:

1 – Presente negativo:

ではない  – Dewa nai

in questo caso si legge wa invece di ha);

2 – Passato:

だった Datta

Ricordate: il fonema tsu  aggiunto in piccolo prima di un segno ne raddoppia la consonante);

Passato negativo:

ではなかった  – Dewa nakatta 

Vediamo qualche esempio:

学生だった

(Gakusei datta)

Era uno studente

学生ではない

(Gakusei dewa nai)

Non è uno studente

学生ではなかった

(Gakusei dewa nakatta)

Non era uno studente

ATTENZIONE: Queste tre particelle non sono coniugazioni del “da dichiarativo”. Ciò si evince dall’esempio qui sotto.

学生だった

(Gakusei datta?)

Era uno studente?

Infatti le tre particelle possono, e anzi devono essere utilizzate nelle domande, in quanto specificano il tempo in cui lo stato d’essere ha valore. Solo il “da dichiarativo” non può essere utilizzato.

La forma cortese del verbo essere

Il verbo essere in forma cortese è rappresentato dalla particella です (desu), la quale si comporta come il “da dichiarativo”:

学生です

(Gakusei desu)

È uno studente. (tono cortese)

Le sue coniugazioni sono:

Presente negativo:

ではありません

(Dewa arimasen);

Passato:

でした

(Deshita);

Passato negativo:

ではありませんでした

(Dewa arimasen deshita);

A differenza del  il desu va obbligatoriamente inserito nelle domande per indicare la loro forma cortese, dunque non è la forma cortese del “da dichiarativo”, ma una particella diversa.

Fonte: https://it.wikibooks.org/wiki/

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Le particelle fondamentali

Le particelle giapponesi sono elementi grammaticali cruciali che si aggiungono a nomi, verbi, aggettivi o intere frasi per indicarne la funzione, il ruolo o la relazione all’interno della frase. A differenza delle preposizioni in italiano o inglese, che precedono il sostantivo, le particelle giapponesi seguono immediatamente la parola a cui si riferiscono. Questi “moduli” sono estremamente versatili e portano con sé una vasta gamma di significati, che possono indicare il soggetto, l’oggetto diretto, la destinazione, la provenienza, la compagnia, lo strumento, la ragione, la condizione, la concessione e molti altri rapporti logici e grammaticali. La loro presenza è spesso indispensabile per comprendere la struttura e il significato di una frase giapponese, poiché l’ordine delle parole è relativamente flessibile e il ruolo di ciascun elemento è determinato principalmente dalla particella che lo segue.

Imparare a distinguere e utilizzare correttamente le diverse particelle connettive è fondamentale per acquisire una solida competenza nella lingua giapponese, poiché anche una piccola variazione nella particella può alterare significativamente il significato dell’intera frase.

L’uso delle particelle (wa) e (ga)

L’uso delle particelle (yo) e (ne)

L’uso delle particelle (he) e (de)

L’uso delle particelle(wo) e (ni)

L’uso delle particelle (to) e から (kara)

L’uso della particella (Ya) e など (nado)

L’uso delle particelle (no) (ka) e (mo)

.

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L’uso delle particelle へ(he) e で(de)

La particella へ (he) agisce come una freccia direzionale nel discorso, segnalando il punto di arrivo o la meta di un’azione di movimento, senza necessariamente implicare un’attività che si svolga una volta giunti a destinazione; il suo focus è sul tragitto o sulla direzione. Al contrario, で (de) delimita lo spazio in cui un evento o un’azione hanno luogo, definendo il contesto ambientale in cui si svolge l’attività; pensa a で (de) come al “teatro” dell’azione. Inoltre, la versatilità di で (de) si estende all’indicazione del mezzo attraverso il quale un’azione viene compiuta, fornendo dettagli sul come qualcosa viene fatto, e può persino esprimere la causa o la ragione di un determinato evento, collegando un effetto alla sua origine. La scelta tra へ (he) e で (de) dipende quindi strettamente dall’aspetto del luogo che si vuole enfatizzare: la destinazione del movimento (へ) o il luogo dell’azione (で), o ancora, il mezzo o la causa (sempre con ). Comprendere questa distinzione sottile ma fondamentale arricchisce la precisione e la naturalezza dell’espressione in lingua giapponese.

行った

(Umi e itta)

Sono andato verso il mare

La posposizione (de) indica la circostanza in cui ha valore l’azione espressa dal verbo (è definita infatti “posposizione circostanziale”). Per circostanza si intendono moltissime cose, dunque questa posposizione introduce un’ampia varietà di complementi, di cui vedremo i più importanti:

Complemento di stato in luogo nel senso di “azione in luogo“:

レストラン寿司を食べた

(Resutoran de sushi o tabeta)

Ho mangiato del sushi al ristorante.

Complemento di mezzo:

学校に行く

(Kuruma de gakkō ni iku)

Vado a scuola con l’auto.

Complemento di modo:

一人きた

(hitori de kita)

Sono venuto da solo.

Complemento di causa:

行きません

(Arashi de ikimasen)

Non andrò a causa della tempesta.

Complemento di tempo continuato:

二年した

(Ninen de shita)

L’ho fatto in due anni.

Anche un luogo retto dalla posposizione

può costituire argomento di un discorso:

レストランは、を食べる

(Resutoran de wa, nani o taberu?)

Al ristorante, cosa mangerai?

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L’uso delle particelle を(wo) e に(ni)

Tabella riassuntiva delle particelle fondamentali

La particella を (wo) funge da vero e proprio “bersaglio” grammaticale, evidenziando l’entità che viene direttamente influenzata dall’azione espressa dal verbo transitivo; è l’anello di congiunzione indispensabile tra l’agente e il paziente dell’azione. Al contrario, に (ni) si dimostra una particella poliedrica, capace di intessere una rete di relazioni diverse all’interno della frase: può definire il punto di arrivo di uno spostamento, ancorare un evento a un momento preciso nel tempo, stabilire il destinatario di un’azione o localizzare un’entità nello spazio. Questa sua versatilità la rende una delle particelle più frequenti e cruciali per la comprensione della sintassi giapponese.  Mentre を (wo) delinea una relazione diretta e univoca tra verbo e oggetto, に (ni) instaura connessioni più sfumate e contestuali, richiedendo una maggiore attenzione al verbo e alle altre componenti della frase per decifrarne il significato specifico. La padronanza di entrambe le particelle è quindi essenziale per esprimersi e comprendere il giapponese in modo accurato e naturale.
 
 
L’uso della particella を (wo) è abbastanza semplice e viene solitamente impiegato per: 
 

1 – Qualificare il complemento oggetto e viene inserito dopo l’oggetto (i) in una frase.

は林檎食べる
 
(Watashi wa ringo o taberu)
 
Io mangio una mela
 
2 – Con il complemento di moto per luogo in dipendenza di un verbo di movimento:
 
歩く
 
(Machi o aruku) >> 歩く aruku: camminare, andare a piedi
 
Cammino per la città
 
Pronuncia
 
La particella wo viene generalmente pronunciata “o” nella conversazione di tutti i giorni, ma a volte la sentirai pronunciare “wo” per motivi stilistici (ad esempio, la pronuncia “wo” viene usata abbastanza spesso nelle canzoni). Tuttavia, la particella wo è sempre scritta con la kana (wo) e non con il kana (o).
 
Stai attento:
 
A volte la particella wo è rappresentata come “o” in romaji, ma quando si scrivono frasi giapponesi usando kana questa particella sarà sempre scritta usando (wo) kana.
 
 
La posposizione (ni) indica la “destinazione” del verbo, intesa in molti modi. Si traduce con:
 
1 – Complemento di stato in luogo in dipendenza di un verbo statico:
 
お手洗いいる
 
(Otearai ni iru)
 
Sono in bagno
 

2 – Complemento di termine:

ジム薔薇与えた

(Jimu ni bara o ataeta)

Ho dato una rosa a Jim.

3 – Complemento di moto a luogo con destinazione finale:

日本行く

(Nihon ni iku)

Vado in Giappone (è il Giappone la mia meta finale).

4 – Complemento di tempo:

明日をたべる

(Ashita ni niku o taberu)

Domani mangerò carne.

Il complemento di tempo può anche essere espresso senza l’uso del ni, ciò implica una minore enfasi del termine.

Quando il termine con ni si riferisce a un complemento di luogo, esso può anche costituire l’argomento del discorso, come si evince da questo esempio:

自宅はいった?

(Jitaku ni wa itta?)

A casa, ci sei andato?

In questo modo il termine acquista un’enfasi maggiore.

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I pronomi personali

Prima persona singolare (io)

私(わたし)watashi

Significa “Io”, è usato dalle donne di qualsiasi età ed è utilizzabile virtualmente in qualsiasi situazione. E’ usato anche dagli uomini, specie se parlano con dei superiori sul posto di lavoro o con un cliente, e in generale per esprimere rispetto e cortesia (p.e. anche con uno sconosciuto per strada). E’ inadatto però (per gli uomini) in altre situazioni, più informali, ad esempio in famiglia (con moglie e figli, con i propri genitori, ovviamente, e i parenti stretti), con gli amici o la propria ragazza… In situazioni molto formali uomini e donne usano lo stesso kanji… ma con pronuncia “watakushi” (ricordate la pronuncia: watakshi). Le ragazze, in situazioni informali, usano spesso la contrazione “atashi” o “uchi” che risultano delle espressioni più “kawaii” (carine). Attenzione a “uchi”: vuol dire anche “casa” ed è usato per dire “io” in certi dialetti. Dunque lo sentirete dire anche da ragazzi, ma se non vuol dire “casa” e il dialetto non c’entra, allora è più che altro usato dalle ragazze.

僕(ぼく) boku

– Significa “Io”, è usato dagli uomini in alcuni dei casi in cui watashi è poco indicato. Per dare una definizione potremmo dire “con pari grado e inferiori con cui non si è in particolare confidenza o per risultare educati” (è difficile che un uomo lo usi in famiglia, per quanto tutt’altro che impossibile, o con la propria fidanzata). 

俺(おれ) ore

– Significa “Io”, è usato solo dagli uomini (a volte dalle teppiste, ma sono cose che sentirete solo in anime e drama). E’ molto informale (può essere molto scortese se usato nelle situazioni sbagliate) e implica particolare confidenza e familiarità con chi ascolta (un uomo lo userà in famiglia, con gli amici, con la propria fidanzata, ecc).

Seconda persona singolare (tu)

貴方(あなた) anata

– Significa “Tu”. Risulta abbastanza neutro. E’ un’espressione che possiamo definire cortese, rispetto ad altre utilizzabili solo con chi si ha più confidenza (come l’abbreviazione “anta”) o è più giovane di noi. Tuttavia risulta scortese se usato in determinate occasioni. In particolare non va usato se di una persona conoscete il titolo professionale (p.e. Direttore, Dottore, Professore…) o genericamente la professione (p.e. o-hana’ya-san, “signor fioraio”) o se ne conoscete il cognome (Cognome-san sarà Signor…). Inoltre non va usato con i vostri familiari (a meno che si tratti del proprio marito, che le donne chiamano “anata” o “anta”, come a dire “caro”, “tesoro”): chi è più anziano di voi va chiamato col suo ruolo (come dicessimo “signor padre”, “signor fratello”, ecc.), chi è più giovane va chiamato per nome. Anche fuori dalla famiglia ci sono espressioni adatte, che si rifanno al linguaggio familiare (con qualche eccezione, come go-roujin per un anziano), di cui parleremo a tempo debito. Ad ogni modo è buona norma evitare (anche con un giro di parole) di usare anata, se possibile, dato che alla fine la maggior parte delle volte lo trovate usato “tra parigrado e verso inferiori”.

君(きみ) kimi

– Significa “Tu”. Corrisponde un po’ a boku. E’ tendenzialmente maschile, ma a volte è usato anche dalle donne se devono rivolgersi a bambini o a subordinati (p.e. sul posto di lavoro). Piccola curiosità: mentre  (il kanji di “boku”) con diversa lettura (shimobe) e nei composti (p.e. geboku) significa “servo”, il significato originale di  “kimi” era “principe”. Oggi è usato per parigrado e inferiori …ed è facile rendersi conto di questa cosa se pensate che il suo kanji è usato anche per il suffisso -kun. P.e. Tamura-kun (che trovate nel titolo) si può scrivere 田村君 …e il contesto necessario per poter usare kimi o il suffisso -kun (invece di -san) è il medesimo utilizzo.

お前(おまえ) omae

– Significa “Tu”. E’ usato esclusivamente in situazioni informali, è un po’ rude quindi è usato principalmente (ma non esclusivamente) dagli uomini. Come anata è spesso usato nella coppia in senso “affettivo” (tesoro, caro), omae è il “corrispettivo maschile” (di norma, ma può usarlo anche una donna). Capita peraltro di sentirlo seguito da -san, così come invece anata può esser seguito da -sama… ma non lo incontrerete spesso. Ovviamente come tutti i “tu” citati, vale sempre per “parigrado e verso inferiori”, perché altrimenti non usate il “tu” (vd. il discorso fatto per “anata”).

Terza persona singolare (lui/lei)

彼(かれ) kare

– Significa “lui” e si usa solo in situazioni informali. Non è brusco o volgare, ma se non hai confidenza con quella persona non usi “kare” per parlarne. Ovviamente, come sempre, se si può usare il ruolo lavorativo o cognome-san (Signor Cognome), è meglio. E’ usato spesso anche come abbreviazione di “kareshi” , 彼氏 , cioè “ragazzo”, nel senso di “fidanzato”.

彼女(かのじょ kanojo

– Significa “lei”, in situazioni informali e corrisponde a kare. Inoltre significa anche ragazza, fidanzata.

あの人/方(あのひと/かた) ano hito/kata

– Significa “lui” o “lei”, in situazioni più o meno formali (dei due kata è più formale di hito). Difatti, traduzione letterale sarebbe “quella persona”. Può essere riferito a una persona visibile, ma lontana sia dal parlante che dall’ascoltatore, oppure ad una persona assente, ma che è nota a parlante e ascoltatore. Se questa condizione non è soddisfatta dico “sono hito/kata” (che vuol dire sempre “quella persona”). Se lui o lei è presente e vicino al parlante, questo dirà “kochira”, se invece è vicino all’ascoltatore “sochira”… si può dire che siano “abbreviazioni” dell’espressione kochira no kata (la persona che c’è qui) e sochira no kata (la persona che c’è là).

Sebbene “kata” sia termine assolutamente rispettoso, se una persona è presente è sempre bene riferirsi ad essa dicendo semplicemente cognome-san (Signor Cognome), non “lui/lei” (certo, a meno che non la stiate presentando, nel qual caso dovrete dire per forza “lui è Tanaka”, è ovvio). Lo stesso vale se la persona in questione è assente: se è nota ai presenti usarne il cognome(+san) è sempre meglio.

Piccola nota: quel bambino o bambina usa sempre “ano”, ma sostituisce “persona” con  (ko), bambino/a, piccolo/a. “Ano ko” si usa appunto per i bambini, ma spesso anche per le ragazze (indicativamente non oltre la 20ina). Kochira e sochira sono troppo formali per i bambini quindi si dirà “kono ko” o “sono ko” rispettivamente.

Come per io e tu, anche per la terza persona esistono molti altri modi possibili, uno più interessante dell’altro di esprimersi… ma li lasceremo per un’altra volta.

I plurali

I plurali dei pronomi personali si fanno attaccando un suffisso a fine parola. Il suffisso più “neutro” (e quindi sicuro) è , -tachi; potete usarlo praticamente sempre e per tutti i pronomi. Poi abbiamo un suffisso di grande rispetto (che quindi non uso per la prima persona), -gata, che segue “anata” e “ano kata” (è lo stesso kanji presente in anata e ano kata). C’è un suffisso particolarmente umile: , -domo. E’ molto educato se segue watashi/watakushi per dire “noi” (perché è come auto-sminuirsi, non darsi importanza). Tuttavia è offensivo se segue la 2a o 3a persona (quindi non lo si usa per queste) o altri sostantivi (baka-domo = voi stupidotti/imbecilli ecc).

Prima persona plurale

たち [私達]  watashi-tachi (gli usi sono relativi al pronome singolare)

ぼくたち [僕達]  boku-tachi

ぼくら [僕等]  bokura

おれたち  ore-tachi

Seconda persona plurale

あなたがた [貴方がた] anata-gata (il suffisso –gata è più formale di -tachi)

あなたたち [貴方達] anata-tachi – voi ragazzi 

きみたち [君達] kimi-tachi – voi ragazzi 

おまえたち [お前達] omae-tachi – voi ragazzi 

Terza persona plurale

彼ら –  karera

彼女たち – kanojotachi

この方たち kono katatachi

この人たち kono hitotachi

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Attenzione! Non è il “domo” di “kodomo” (子供): kodomo è sia singolare che plurale. Per dire noi in modo formale c’è anche un altro termine (non è un suffisso): 我々 “wareware”. Lo si usa quando si parla a nome d’un gruppo (p.e. lo staff di qualcosa, “noi insegnanti”, “noi rappresentati di…”, ecc.).

Infine c’è -ra, che come suffisso è molto colloquiale, quindi di norma non si trova dopo watashi o hito o kata. Il suo kanji è  ma non si usa quasi mai perché ha anche un’altra lettura. Anche gli altri suffissi per il plurale usano poco il kanji (come si può vedere nell’immagine poco sopra con scritto 私たちは負けない ,(Watashitachi wa makenai) noi non perderemo!), ma “ra” è il suffisso che lo usa più di rado… anche perché è il più colloquiale.

Tabella riassuntiva

 PRONUNCIAGENEREFORMALE
Prima singolare
watakushiM/Fmolto formale
watashiM/Fformale
bokuMinformale
oreMmolto informale
あたしatashiFformale
わしwashiMusato da anziani maschi
Seconda singolare
貴方anataM/Fformale
kimiM->Finformale
お前omaeMinformale – maleducato
あんたantaM/Fmolto informale
手前temaeM/Fmolto informale – maleducato
貴様kisamaM/Fmolto informale – maleducato
Terza singolare
kareMinformale
彼女kanojoFinformale

Fonte: https://studiaregiapponese.com/

Ecco 5 frasi per ciascun pronome personale in giapponese:








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L’uso delle particelle の(no) か(ka) e も(mo)

La particella の (no) è un vero e proprio jolly grammaticale, capace di tessere legami tra sostantivi per esprimere appartenenza, specificare attributi o trasformare un’intera proposizione in un elemento nominale all’interno di una frase più ampia. La sua funzione possessiva è forse la più intuitiva, ma la sua capacità di creare nessi descrittivi arricchisce notevolmente la precisione del linguaggio. Per quanto riguarda か (ka), la sua presenza trasforma un’affermazione in un’interrogativa diretta, invitando una risposta dall’interlocutore, ma la sua utilità si estende anche alla presentazione di opzioni, offrendo una scelta tra due o più possibilità. Infine, も (mo) aggiunge un senso di inclusione e parallelismo, collegando un elemento a un contesto precedente e sottolineando una similarità o un’aggiunta. L’abilità di distinguere e utilizzare correttamente queste tre particelle – il legame di の (no), la domanda o l’alternativa di か (ka), e l’inclusione di も (mo) – è fondamentale per esprimere sfumature di significato essenziali nella comunicazione giapponese.

Complemento di specificazione

Quando la posposizione assume il significato di complemento di specificazione, il termine che accompagna precede il termine a cui si riferisce:

これ/は/カイリ//

(Kore/ wa Kairi no hon da

Questo è il libro di Kairi

In alcuni casi il no può essere affisso a un nome per trasformarlo in pseudo aggettivo, specialmente nel caso di parole straniere come ad esempio イタリア (Itaria, Italia):

イタリア//料理/を/食べた

(Itaria no ryōri o tabeta)

Ho mangiato un piatto italiano (lett. dell’Italia)

La particella か (ka) 

La particella (ka) va affissa alla fine di una domanda per specificarne il tono cortese. Quando viene utilizzato il か per formulare una domanda non va inserito il punto interrogativo, e ovviamente ricordiamo di non usare il da dichiarativo.

すみません、花屋//どこです/

(Sumimasen, hanaya wa dokodesu/ ka)

Scusi, dov’è il fioraio?

NOTA: Le domande con il pronome どこ (doko,dove) si possono formulare sia con lo stato d’essere, come sopra, sia con i verbi di esistenza, nel seguente modo:

どこにある/どこにいる

(Doko ni aru/Doko ni iru)

La stessa cosa vale con gli altri pronomi indefiniti che indicano luoghi.

La posposizione viene anche usata per introdurre frasi interrogative indirette. Colgo l’occasione per segnalare che, in giapponese, le frasi subordinate precedono sempre la principale a cui sono legate, cosicché avremo periodi del tipo:

どこ言って

(Doko ka itte

Dimmi dove si trova

先生知らない

(Dare ga sensei ka shiranai) 

Non so chi è l’insegnante

ぼく がくせいです。

boku mo gakusei desu.

Anche io sono uno studente”.

Come spero abbiate capito , mo, significa “anche”

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