La particella よ (yo), agendo come un piccolo “ecco!” o “ascolta!”, spesso introduce un elemento di novità o una precisazione che il parlante ritiene importante sottolineare, quasi a voler guidare l’attenzione dell’ascoltatore su un punto specifico. Può anche esprimere un tono di avvertimento o consiglio, implicando che l’ascoltatore dovrebbe tenere a mente quanto detto. In contrasto, ね (ne) funziona come un gentile “vero?”, “non è così?” o “capisci?”, creando un senso di connessione e ricerca di convalida tra i parlanti. Il suo utilizzo ammorbidisce spesso l’affermazione, trasformandola in una sorta di invito implicito alla partecipazione emotiva o intellettuale.
Una frase con よ (yo) suona più assertiva e diretta, mentre una con ね (ne) appare più colloquiale e orientata alla condivisione. È interessante notare come la semplice aggiunta di queste particelle possa alterare significativamente l’impatto di una frase, spostando il focus dall’affermazione pura alla reazione attesa dell’interlocutore. よ (yo) proietta l’informazione verso l’esterno, mentre ね (ne) la richiama verso una comprensione comune. La scelta tra le due dipende quindi in gran parte dall’intenzione comunicativa del parlante e dalla relazione con l’ascoltatore.
1 – ね
これ/は/時計/です/ね
Kore wa tokei /desu ne oishī yo
Questo è un orologio, no?
2 – よ
これ/魚/じゃない/です/よ。
(Kore-gyojanai desuyo!)
Questo non è pesce!
Le due particelle si possono concatenare, ma sempre in quest’ordine よね e si traducono con “no?!” oppure “non è così?!”. Purtroppo per voi si possono usare solo con la forma “base” di です che vedremo più avanti!
Le particelle は (wa) e が (ga) sono entrambe utilizzate per indicare il soggetto di una frase in giapponese, ma hanno sfumature d’uso distinte e importanti.
は (wa)è principalmente la particella del tema. Indica l’argomento principale della frase, ciò di cui si sta parlando. Spesso, ma non sempre, coincide con il soggetto grammaticale. は (wa) introduce un’informazione già nota o data nel contesto della conversazione. Ha una funzione contrastiva o esplicativa, mettendo in rilievo l’argomento rispetto ad altre possibilità. Ad esempio, in 「私は学生です (watashi wa gakusei desu)」, “io sono uno studente”, は (wa) indica che “io” è il tema della frase, ciò di cui si sta dicendo qualcosa.
が (ga) è principalmente la particella del soggetto. Indica il soggetto grammaticale della frase, colui che compie l’azione o che si trova in un determinato stato. が (ga) viene spesso utilizzato per introdurre un’informazione nuova o non ancora nota nella conversazione. Si usa anche per enfatizzare il soggetto, per rispondere a domande con “chi?” o “cosa?“, e nelle proposizioni subordinate relative. Ad esempio, in 「雨が降っています (ame ga futte imasu)」, “sta piovendo”, が (ga) indica che “pioggia” è il soggetto che compie l’azione di piovere.
Ho letto un libro
私 は 本 を 読んだ
Watashi wa hon wo yonda
…dove はsottolinea il soggetto della frase, ovvero 私 (watashi – io),
è diverso da
Ho letto un libro!
本 が 読んだ!
Hon ga yonda!
…dove が va ad enfatizzare il tema principale della frase che, in questo caso, è il libro (ipotizzando che io non sia una persona che legge libri, e presentando quindi il fatto come un evento straordinario).
Il が, infatti, viene utilizzato come rafforzativo nelle frasi il cui senso è quello di dare una notizia, o constatare qualcosa di nuovo ed inaspettato.
E’ fredda, l’acqua!
水 が 寒い!
Mizu gasamui!
...come se io non mi aspettassi quella temperatura,
sarà diverso da
L’acqua è fredda
水 は 寒い です
Mizu wa samui desu
…descrivendo una situazione statica,
come se si sapesse che l’acqua è a quella temperatura.
Analizziamo un altro caso:
C’è una mela, sul tavolo
机 の 上 に りんご が あります
tsukue no ue ni ringo ga arimasu
…dove が sta a sottolineare l’esistenza della mela.
La mela è sul tavolo
りんご は 机 の 上 に あります
ringo wa tsukue no ue ni arimasu
…dove si utilizza は per sottolineare il soggetto della frase, che è りんご (ringo – mela).
Tra le due frasi, la differenza sta che nella prima il “punto forte” è l’esistenza di una mela sul tavolo, mentre nella seconda il “punto forte” è la mela, chiara e definita.
Lo stesso principio si applica alle persone:
Ci sono dei bambini al parco
公園 で 子供たち が います
kouen de kodomotachi ga imasu
…in questo caso が sottolinea l’essere al parco dei bambini, ovvero l’esistenza di “bambini” al parco.
I bambini sono al parco
子供たち は 公園 で います
kodomotachi wa koen de imasu
…in questo caso si usa は per sostenere il soggetto della frase, cioè “i bambini”, che recepiamo in modo ben definito (quei bambini, e non altri).
Ci sono poi situazioni in cui è rigoroso l’uso dell’una o dell’altra particella. Ad esempio, nelle frasi interrogative con soggetto “quale?”, “chi?”, l’uso di が è obbligatorio.
Chi è venuto?
だれ が 来ました か
dare ga kimashita ka
In sintesi, scegliamo は se:
– il soggetto della frase corrisponde al tema della frase
– se la frase sta ad indicare una condizione statica o usuale
Possiamo dividere le letture di ogni kanji in due gruppi:
le letture on,derivate dal cinese,
e le letture kun, proprie del giapponese.
In origine il Giappone aveva già una propria lingua ma ancora non aveva un sistema di scrittura, così decise di importare quello utilizzato in Cina. Importare un sistema di scrittura e adattarlo a una lingua diversa non è stato facile: i giapponesi, oltre a dare una lettura alle parole che avevano nella propria lingua (lettura kun), decisero anche di importare (sarebbe meglio dire “adattare”) i suoni cinesi assieme ai vari kanji (lettura on).
Ecco spiegate le tante letture di ogni kanji. Tieni conto anche che ogni kanji può avere più di una lettura on e kun perché sono state importate o inventate nel corso dei secoli.
Quando si usa la lettura on e quando la lettura kun?
C’è una regola che può aiutarti nella maggior parte dei casi, ma non sempre è valida:
quando un kanji si trova assieme ad altri kanji si usa quella on;
se il kanji è accompagnato da okurigana o si trova da solo si usa la kun.
Facciamo un esempio con il kanji 一 (uno): si usa la sua lettura “ichi” in composti di parole come 一月・ichigatsu (gennaio) o 一番・ichiban (primo), visto che si trova assieme ad altri kanji; mentre la lettura kun “hito” si usa in parole come 一つ ・hitotsu (uno, contatore giapponese).
Sembra che non ci sia alcun problema ad applicare questa regola, invece non è così raro incontrare parole che non seguono la regola.
Alcune parole comuni sono combinate da letture kun-kun e non on-on come ci si potrebbe aspettare, come in 靴下(scarpe-sotto)・kutsushita (calze), 出口(fuori-bocca)・deguchi (uscita), 花火(fiore-fuoco)・hanabi (fuochi d’artificio). Altre invece mescolano letture on e kun come 火曜日・kayoubi (martedì) o 場所・basho (luogo).
Persino tra i kokuji, i kanji di origine giapponese e non importati dal cinese, esistono delle eccezioni. Dai kokuji ci si potrebbe aspettare che abbiano solo letture kun, invece possono averne anche una on: è il caso del kanji 働 (lavorare) a cui è stata assegnata la lettura on “dou“.
Se non conosci le parole è difficile prevedere quale delle due letture utilizzare. Inoltre devi tenere conto anche di eventuali variazioni di pronuncia che una lettura prende a seconda dei composti per rendere più semplice la pronuncia.
In 一緒・issho (insieme) l’altra lettura ondi 一 “itsu” si modifica, つ diventa il piccolo っper raddoppiare le consonanti (dopotutto sarebbe difficile pronunciare itsusho!) In generale nei composti di kanji può capitare che, quando la lettura on termina in ち o つ e la sillaba successiva inizia con il suono k, s, t, ち e つ vengano eliminati e al loro posto si aggiunga っ piccolo.
In altre parole le consonanti diventano sonore, come la parola 手紙・(mano-carta)tegami (lettera), il cui kanji 紙kami cambia la pronuncia in gami (questo processo è detto rendaku).
Nel caso delle letture on che iniziano con は, ひ, ふ, へ, ほ possono prendere l’handaku (il piccolo cerchietto che trasforma queste sillabe nel suono P) se sono precedute dal suono ん oppure da ち e つ. Un esempio è 発表(partenza-mostrare)・happyou (annuncio), le cui letture singole sono 発 (hatsu) e 表 (hyou), anche つ si trasforma. Altro esempio è 引っ張る・hipparu (tirare), composta da 引/き (hiki) + 張/る (haru). Anche alle sillabe き e く capita spesso di diventare っ.
E non è finita qui! Nel giapponese non mancano composti di parole che prendono letture diverse da quelle on e kun. È il caso di 一人・hitori (una persona) e 二人・futari (due persone): il kanji 人 non prende mai la lettura “ri“, a parte in queste due parole. Se cerchi il kanji su un dizionario giapponese non troverai nell’elenco la lettura “ri“, anche se solitamente i dizionari online in inglese mettono questa lettura tra le kun.
Ci sono dei kanji di cui puoi intuire la lettura se conosci bene i composti fonetici. In giapponese molti kanji sono costituiti da composti fonetici, ovvero sono costituiti da una parte che indica il significato del kanji e da una parte che indica il suono.
Per esempio è il caso di 寺 (tempio) che presta la lettura on “ji” a kanji come 時 (tempo) e 持 (tenere): questi due kanji hanno come lettura on “ji”. Solo il radicale sulla sinistra distingue questi kanji, mentre a destra hanno la parte in comune per indicare la pronuncia.
Ma non sempre è d’aiuto questo “trucco”, bisogna conoscere se effettivamente un composto dà o meno la lettura ad altri kanji. E allora come fare per imparare le letture dei kanji? È più semplice di quello che credi.
Non è necessario conoscere a memoria ogni lettura
Molte delle letture che trovi sul tuo dizionario sono inutili da conoscere, o perché compaiono in parole poco usate, o perché sono usate in parole ormai praticamente obsolete. In più abbiamo visto che non sempre è possibile prevedere quale lettura dare alle parole, non è raro trovare parole composte che usano le letture kun o un misto tra on e kun. È inutile perdere tempo per imparare a memoria elenchi con decine di letture se poi non sai applicare la lettura giusta. Non è un metodo né efficace né utile, però è il metodo più semplice per farti passare la voglia di studiare il giapponese.
Nota: i dizionari segnano le letture on in katakana e quelle kun in hiragana. Se non trovi la dicitura per distinguere le letture fai caso al sillabario con cui sono scritte.
Impara semplicemente le parole
Tutto questo articolo per concludere con un banale “impara semplicemente le parole”. Hai letto bene: non hai bisogno di conoscere altro per imparare la pronuncia dei diversi kanji, non hai bisogno di preoccuparti di letture on, kun e altre informazioni. Inizia a leggere testi in furigana e pian piano imparerai le diverse letture e a capire come funzionano.
Per farti un esempio vedrai il kanji 水 (acqua) in diversi contesti, a forza di leggerlo diventerà automatico associare la lettura sui nelle parole 水曜日・suiyoubi (mercoledì) e 香水・kousui (profumo) e mizu in 水 (acqua). A forza di incontrare lo stesso kanji decine di volte imparerai naturalmente le sue letture e le sue eccezioni con molta meno fatica rispetto a imparare un elenco a memoria.
Cinese e giapponese sono due lingue molto diverse da quelle europee. Ma che cosa hanno in comune tra di loro? Scopriamone insieme le similitudini e le differenze!
Molte persone sono convinte che le lingue cinese e giapponese siano molto simili tra di loro. Entrambe hanno infatti una scrittura somigliante e diversa dalla nostra, oltre che una parlata incomprensibile. Inoltre i due Paesi vengono spesso associati per cultura, posizione geografica e tratti somatici. Insomma, anche le lingue dovrebbero essere uguali. Diverso tempo fa ho deciso, senza alcun impegno o pretesa di alcun genere, di iniziare a studiacchiare un po’ il giapponese. Volevo infatti capire se, effettivamente, cinese e giapponese fossero due lingue “sorelle”, come lo sono ad esempio lo spagnolo e il portoghese o il tedesco e l’olandese.
Nel proseguo di questo articolo potete farvi un’idea anche voi!
Per capire in cosa si somigliano le lingue cinese e giapponese, confronterò i singoli aspetti principali che le contraddistinguono, dalla scrittura alla pronuncia. Al fine di evitare confusione tra le due lingue, le parole cinesi, con relativa pronuncia e traduzione, verranno scritte in rosso, mentre quelle giapponesi in blu.
Intanto vi anticipo una piccola differenza: nell’immagine di copertina trovate le parole:
中文 (lingua cinese) e
日本語 (lingua giapponese).
Se però invertissimo le lingue, otterremmo:
中国語 (lingua cinese)
e 日语 (lingua giapponese).
Alfabeto e sistema di scrittura
Se non avete mai studiato il cinese in vita vostra, è bene chiarirlo fin da subito:non esiste alcun alfabeto cinese. Il sistema di scrittura utilizzato è invece quello dei caratteri cinesi (汉字, hànzì), i cui tratti non sono correlati in alcun modo con il rispettivo suono. In tal senso possiamo trovare un’eccezione nei componenti fonetici, i quali permettono di avere un’idea indicativa della pronuncia della sillaba. Tuttavia non garantiscono alcuna precisione, e non danno alcuna informazione in merito al tono.
Più complicato – o più semplice a seconda dei punti di vista – è il giapponese. Questa lingua, infatti, prevede tre sistemi di scrittura:
kanji (漢字, caratteri cinesi):
anche se, come vedremo, non c’è un’esatta corrispondenza tra cinese e giapponese;
si tratta di un sillabario, ed è il principale sistema di scrittura locale. Viene utilizzato in combinazione con i kanji, o in loro sostituzione quando non si conosce la scrittura di questi ultimi;
altro sillabario locale, utilizzato in particolar modo per la trascrizione fonetica di parole di origine straniera.
Caratteri cinesi
In entrambe le lingue cinese e giapponese possiamo dunque trovare i caratteri cinesi
(汉字hànzì, 漢字kanji).
Tuttavia, come già anticipato, non sempre è facile riconoscerli nel passaggio da un idioma all’altro. Nella lingua cinese possiamo trovare i caratteri semplificati (utilizzati nella Cina continentale e a Singapore) e quelli tradizionali (impiegati ancora oggi nei territori di Hong Kong, Taiwan e Macao). Le due scritture, sebbene presentino molti caratteri in comune (come ad esempio il già citato 日) non possono essere mischiate tra loro, e la conoscenza di una non presuppone la conoscenza dell’altra. Se invece vi approcciate alla lingua giapponese con una minima conoscenza di cinese, la prima impressione che avrete sarà quella di una gran confusione. La lingua nipponica, infatti, utilizza sia caratteri semplificati sia caratteri tradizionali. Non solo, alcuni rappresentano delle varianti locali, del tutto inedite in Cina. Inoltre è possibile trovare caratteri identici ma con significato diverso tra le due lingue. Infine alcuni kanji giapponesi sono combinati con le sillabe hiragana.
Il sistema di trascrizione fonetica correntemente in uso nel cinese standard è il pinyin (拼音). Questo è composto da un insieme di iniziali e finali che, combinate tra di loro, fornisce tutte le sillabe esistenti nella lingua.
Il giapponese, invece, utilizza il rōmaji (ローマ字), ed in particolar modo il sistema Hepburn.
Nelle lingue cinese e giapponese, quindi, esiste un metodo ufficiale per riprodurre i caratteri con le lettere dell’alfabeto latino. Tuttavia non rappresenta né un sistema di scrittura alternativo, né una qualsiasi sorta di alfabeto. Inoltre non può essere letto come se fosse italiano, ma bisogna farlo seguendo determinate regole.
Pronuncia
Al di là della trascrizione fonetica, cinese e giapponese si differenziano anche per la presenza di suoni inediti tra una lingua e l’altra. Nel cinese troviamo ad esempio la lettera “x”, letta più o meno come il “ch” della parola tedesca “ich”. È inoltre presente la lettera “l”, introvabile nella lingua nipponica.
Nel giapponese, invece, è possibile trovare la lettera “r” simile a come la conosciamo. In cinese, infatti, nonostante sia presente in numerose parole (come ad esempio il già citato 日), ha un suono molto particolare. Anche per il resto il rōmaji ha un suono simile all’italiano.
Cinese e giapponesehanno inoltre una vocale muta, rispettivamente la “i” (quando è la finale in alcune sillabe) e la “u”.
Ma al di là dei singoli suoni, esistono delle differenze in merito alla pronuncia dei caratteri presenti in entrambe le lingue? Per prima cosa bisogna considerare che il giapponese ha almeno due pronunce (ma possono essercene di più) per ogni carattere:
di origine cinese, utilizzata soprattutto quando i kanji fanno riferimento a parole composte
Tuttavia, nonostante la provenienza della pronuncia on’yomi, la corrispondenza con il cinese non è immediata. Il motivo è da ricercare nel fatto che i kanji sono stati introdotti nel giapponese nel corso dei secoli. Allo stesso tempo, però, anche la pronuncia del cinese è mutata nel tempo, per cui il suono è diverso da quello attuale.
Uno dei problemi principali nell’apprendimento del cinese è dato dal fatto che si tratta di una lingua tonale. Ciò significa che ogni sillaba è provvista di toni, e che una loro pronuncia errata cambia completamente il senso della parola, o della frase, in questione.
Ad esempio:
妈(mā, mamma),
麻 (má, canapa),
马 (mǎ, cavallo),
骂 (mà, insultare),
吗 (ma, particella interrogativa).
A queste si aggiungono poi ulteriori parole con identico tono, come ad esempioi 抹 (mā, asciugare/pulire)
Il giapponese, invece, non è una lingua tonale, per cui le parole possono essere pronunciate senza queste difficoltà.
Ad esempio:
語(go, lingua), 五 (go, cinque)
Segni grafici
I segni grafici presenti nel pinyin fanno riferimento ai quattro toni. La sillaba “mǎ” (马), ad esempio, dovrà essere pronunciata al terzo tono.
Anche in giapponese, però, è possibile trovare dei segni grafici, nello specifico il macron (¯), come nella parola “chūgoku” (中国) vista in precedenza. In questo caso il trattino sopra la “u” non indica un “primo tono”, bensì una vocale lunga. Lo si può trovare anche nella “o” lunga e, nelle parole di origine straniera, in tutte le vocali lunghe.
Per capire meglio:
Il kanji 中国, scritto con le sillabe hiragana, diventa ちゅうごく (chuugoku).
La doppia “u” viene quindi trascritta come “ū” (chūgoku).
Vi faccio un altro esempio:
東京 (Tōkyō) = とうきょう (Toukyou) → Tōkyō
Sillabe
Cinese e giapponese si differenziano anche per il numero di sillabe di cui sono composti i caratteri. Quelli cinesi, infatti, sono composti ognuno da una sillaba; i kanji, invece, non hanno un numero fisso.
Ad esempio:
我 (wǒ, io) → 1 sillaba;
私(わたし, watashi, io) → 3 sillabe
学生 (xuésheng, studente) → 2 sillabe
学生 (が/く/せ/い, gakusei, studente) → 4 sillabe
Parole
Un altro aspetto da non sottovalutare nel confronto tra cinese e giapponese è quello relativo alle parole in comune. Finora abbiamo visto alcune parole identiche tra le due lingue, ma questa non è una costante. Molte parole, infatti, come i già citati我 / 私(io), sono diverse.
Ad esempio:
水果(shuǐguǒ, frutta)
果物(kudamono, frutta)
蔬菜(shūcài, verdura)
野菜(yasai, verdura)
Ancora, è possibile che il sinonimo più utilizzato in Giappone sia quello meno diffuso in Cina, e viceversa.
Ad esempio:
per dire “cane”, le parole più utilizzate sono:
狗 (gǒu), 犬(inu)
quelle meno comuni, invece:
犬 (quǎn), 狗(inu)
Può accadere, inoltre, che non esistano kanji per determinate parole.
Ad esempio:
你 (nǐ, tu)
あなた (anata, tu)
In ogni caso la sola conoscenza dei caratteri cinesi non è sufficiente per capire il senso delle frasi in giapponese.
私は中国人です (sono cinese)
私は中国人ではありません (non sono cinese)
Struttura della frase
A mio modo di vedere, una delle maggiori differenze tra cinese e giapponese è legata alla struttura della frase.
In cinese, da questo punto di vista, non ci sono molti problemi, in quanto la struttura è la stessa dell’italiano e delle principali lingue europee: soggetto-verbo-oggetto (S-V-O).
In giapponese, invece, si ha l’inversione tra verbo e oggetto, per cui la struttura della frase sarà: soggetto-oggetto- verbo S-O-V.
Ad esempio:
我是中国人(wǒ shì zhōngguórén)
我 = io
是 = essere
中国人= (persona) cinese
—
私は/中国/人/です (watashi wa chūgokujin desu)
私 = io
は= particella
中国人 = (persona) cinese
です = essere
Particelle
Rispetto alle lingue europee, cinese e giapponese si caratterizzano per la presenza di particelle. Si tratta di specifici caratteri aventi funzioni particolari, come ad esempio rendere le frasi interrogative.In alcuni casi è possibile trovare un esatto corrispettivo tra le due lingue.
Ad esempio:
Particelle interrogative: 吗 (ma), か (ka)
Sono cinese?
我是中国人吗?
私/は/中国人/です/か?
Particelle possessive: 的 (de) の (no)
Il mio cane
我的狗
私の犬
Nonostante ciò, anche in questo caso non c’è un’esatta corrispondenza tra le due lingue.
Ad esempio:
particella che identifica il soggetto: は (wa);
particella che identifica l’oggetto: を (o).
Io mangio frutta
我吃水果
私は果物を食べます
Un’altra peculiarità rispetto alle lingue a noi più note, è quella relativa all’utilizzo dei classificatori. A costo di ripetermi, le similitudini tra cinese e giapponese si fermano qua, poiché non c’è un’esatta corrispondenza tra i caratteri.
L’hiragana, con le sue curve morbide e fluenti, si integra armoniosamente con la struttura grammaticale giapponese, facilitando la scrittura di elementi funzionali cruciali per la coesione della frase e la flessione delle parole autoctone. Il katakana, con i suoi tratti netti e decisi, si distingue visivamente, segnalando immediatamente l’origine esterna di un termine o conferendo un impatto sonoro particolare a parole ed espressioni. I kanji, depositari di millenni di storia e cultura, condensano in un singolo simbolo significati complessi e sfumature concettuali, arricchendo la lingua di una profondità semantica unica, sebbene la loro padronanza richieda un impegno significativo nella memorizzazione di forme e molteplici pronunce. L’interazione sinergica di questi tre sistemi di scrittura è ciò che conferisce al giapponese la sua ricchezza espressiva e la sua complessità affascinante, dove ogni sistema svolge un ruolo specifico e complementare nell’articolazione del pensiero e nella comunicazione. La scelta del sistema di scrittura non è casuale, ma è guidata dalla natura della parola, dalla sua origine e dalla funzione che svolge all’interno della frase.
Hiraganaひらがな
Lo hiragana viene normalmente utilizzato per le particelle, per quelle parole la cui forma ideografica non è conosciuta da chi scrive o si suppone non sia conosciuta da chi legge, per le parole per le quali non esiste un kanji, per i suffissi come san さん, chanちゃん e kun くん e per le inflessioni dei verbi e degli aggettivi. L’alfabeto degli hiragana è composto da 48 simboli che hanno il suono delle nostre sillabe, tranne alcune eccezioni date dalle cinque vocali ed un consonante che può essere pronunciata da sola che è la n. Ci sono sillabe formate da consonante e vocale o sillabe di una sola vocale. Tradizionalmente le sillabe dell’hiragana si dividono in sillabe pure (seion), impure, semipure, contratte. Le 5 vocali del linguaggio giapponese sono le stesse dell’italiano ma sono disposte in un altro ordine.
あ
い
う
え
お
a
i
u
e
o
Elenco delle sillabe pure o seion (清音)
E’ importante memorizzare questo ordine perchè anche le sillabe seguono lo stesso schema di suoni sulla tabella degli hiragana. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ).
あ
い
う
え
お
a
i
u
e
o
か
き
く
け
こ
ka
ki
ku
ke
ko
さ
し
す
せ
そ
sa
shi
su
se
so
た
ち
つ
て
と
ta
chi
tsu
te
to
な
に
ぬ
ね
の
na
ni
nu
ne
no
は
ひ
ふ
へ
ほ
ha
hi
fu
he
ho
ま
み
む
め
も
ma
mi
mu
me
mo
や
ゆ
よ
ya
yu
yo
ら
り
る
れ
ろ
ra
ri
ru
re
ro
わ
ゐ
ゑ
を
wa
wi
we
wo
ん
n
Alcuni simboli come ゐ(wi) e ゑ(we) fanno parte del giapponese antico e non sono usati nel giapponese moderno, tranne in alcuni nomi di persona. Tutte queste sillabe formate da una singola vocale, da una consonante seguita da una vocale o dalla n sillabica sono i suoni puri chiamati seion.
し
ち
つ
ふ
shi
chi
tsu
fu
Alcuni simboli fanno però eccezione, ed hanno pronunce differenti, nonostante tutte gli altri simboli posti nella stessa fila abbiano lo stesso suono. Ad esempio, nella sequenza di simboli della t, che dovrebbe suonare ta, ti, tu, te, to, il ti fa eccezione e suona chi.
Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)
が
ぎ
ぐ
げ
ご
ga
gi
gu
ge
go
ざ
じ
ず
ぜ
ぞ
za
ji
zu
ze
zo
だ
ぢ
づ
で
ど
da
ji
zu
de
do
ば
び
ぶ
べ
ぼ
ba
bi
bu
be
bo
Il simbolo ゛
Ora. Aggiungendo il segno diacritico dakuten (゛), chiamato nigori (impurità) o ten-ten, le sillabe pure dalla consonante sorda, diventano sillabe impuredakuon, con la consonante iniziale sonora. Per cui ,..
か (ka) diventa が (ga),
し (shi) diventa じ (ji),
へ (he) diventa べ (be).
Il simbolo º
Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi
へ (he) diventa ぺ (pe),
ひ(hi) diventa ぴ(pi)
e così via.
きゃ
きょ
きゅ
kya
kyo
kyu
しゃ
しょ
しゅ
sha
sho
shu
ちゃ
ちょ
ちゅ
cha
cho
chu
にゃ
にょ
にゅ
nya
nyo
nyu
ひゃ
ひょ
ひゅ
hya
hyo
hyu
みゃ
みょ
みゅ
mya
myo
myu
りゃ
りょ
りゅ
rya
ryo
ryu
ぎゃ
ぎょ
ぎゅ
gya
gyo
gyu
じゃ
じょ
じゅ
ja
jo
ju
びゃ
びょ
びゅ
bya
byo
byu
ぴゃ
ぴょ
ぴゅ
pya
pyo
pyu
Combinando due simboli si riescono ad ottenere dei nuovi suoni, chiamati silalbe contratte yoon. Questo si ottiene Scrivendo in piccolo le sillabe や(ya), ゆ(yu), よ(yo) dopo un sillaba che termina per (i). Si otterranno quindi dei suoni misti, come ad esempio : にゃ (nya), りゅ(ryu), じょ (jo). Un piccolo つ (tsu) posizionato tra due sillabe raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.
Ad esempio, scrivendo まって matte che può significare, attesa, la t di te si raddoppia. Altri esempi possono essere きっせき (kisseki, miracolo), ちょっと (chotto, un attimo), etc. C’è però un’eccezione, non si può raddoppiare la (n) con lo (tsu), in quel caso si aggiunge una n prima della sillaba successiva, ad esempio みんな (minna, tutti), si aggiunge la ん(n) prima di な(na).
Il segno つ – ツ
Il piccolo “tsu”つ (sokuon) serve a raddoppiare la consonante che segue! Se messo alla fine di una frase invece, indica una brusca interruzione glottide, come quando interrompiamo bruscamente una frase restando a bocca aperta, per stupore o perchè ci siamo arrabbiati Esempi:
chotto, che significa un po’, si scrive in hiragana come ちょっと, ovvero ちょcho, っ (sokuon), とto, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della t.
sakkā, voce di origine inglese (“soccer”), si scrive in katakana come サッカー, ovvero サsa, ッ (sokuon), カka, ー choon, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della k. Il sillabario hiragana, così come quello katakana è composto quindi 106 simboli totali. I simboli puri sono 48 anche se spesso vengono indicati come gojuon (i cinquanta suoni), quelli impuri sono 20, 5 sono i semipuri e 33 sono quelli contratti.
Gli hiragana sono usati per le parole della quali non esistono Kanji, nelle particelle
の(no),
へ (he),
が (ga), etc,
nei suffissi onorifici…
さん (san),
さま (sama),
くん(kun), etc.
Viene anche usato quando chi scrive non conosce il kanji e quindi lo trascrive in forma sillabica, oppure se si scrive per un pubblico poco colto che non ci si aspetta conosca tutti i kanji. Quando si scrive un verbo o un aggettivo, questo è composto da un kanji seguito da un inflessione in hiragana, in modo da scrivere le varie coniugazioni.
飲む = bere
Ad esempio il verbo 飲む nomu (bere), si scrive in forma dizionario con il kanji 飲 seguito daむ(mu). Coniugandolo al passato affermativo gentile sarebbe 飲みました (nomimashita), dove -みました (-mimashita) viene scritto con l’hiragana. Questo tipo di uso dell’hiragana viene detto okurigana e viene usato anche per le coniugazioni degli aggettivi oltre che quelle dei verbi. C’è anche un altro tipo di utilizzo per gli hiragana, quando si devono rappresentare dei Kanji a scopo didattico, oppure quando alcuni testi sono scritti per un pubblico vasto e non troppo colto, si usa srivere sopra il kanji una piccolissima trascrizione in hiragana che viene chiamata Furigana. Questo tipo di aiuto alla lettura dei Kanji lo si trova spesso anche nei manga dove il pubblico può avere età e cultura differenti e quindi non conoscere tutti gli ideogrammi.
Katakanaカタカナ
Il katakana si distingue dall’hiragana per le sue forme spigolose. Katakana (カタカナ) significa “frammento di carattere in prestito” e si riferisce al fatto che ogni carattere katacana è derivato prendendo parte di un Kanji. Come l’hiragana ogni carattere corrisponde ad una sillaba. Vi sono sillabe formate da una sola vocale, o da consonante e vocali. Si possono dividere in sillabe pure, impure, semi pure, contratte. Le sillabe pureseion sono formate da una sola vocale, da una consonante che precede una vocale, e dalla n sillabica. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ).
Il sillabario katakana, come quello hiragana, è composto da 46 caratteri che rappresentano le sillabe pure, anche se spesso questi suoni vengono chiamati gojūon, i cinquanta suoni.
Elenco delle sillabe pure o seion (清音)
ア
イ
ウ
エ
オ
a
i
u
e
o
カ
キ
ク
ケ
コ
ka
ki
ku
ke
ko
サ
シ
ス
セ
ソ
sa
shi
su
se
so
タ
チ
ツ
テ
ト
ta
chi
tsu
te
to
ナ
ニ
ヌ
ネ
ノ
na
ni
nu
ne
no
ハ
ヒ
フ
ヘ
ホ
ha
hi
fu
he
ho
マ
ミ
ム
メ
モ
ma
mi
mu
me
mo
ヤ
ユ
ヨ
ya
yu
yo
ラ
リ
ル
レ
ロ
ra
ri
ru
re
ro
ワ
ヲ
wa
wo
ン
n
A queste, aggiungendo a quelle sillabe pure, la cui consonante è sorda, il segno diacritico dakuten (濁点) ゛, chiamato anche nigori (濁り) impurità, avremo le cosiddette sillabe impure, o dakuon (濁音), nelle quali la consonante iniziale è sonora:
kaカ diventerà gaガ,
shiシ diventerà jiジ,
hoホ diventerà boボ
e così via.
Inoltre, facendo seguire le sillabe che iniziano con la lettera h dal segno diacritico dakuten (半濁点) ゜, chiamato anche maru (丸) cerchio, si ottengono le sillabe impure dette anche dakuon (半濁音), che avranno come consonante iniziale la lettera p:
ha ハ diventerà pa パ,
he ヘ diventerà pe ぺ
e via dicendo.
Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)
ガ
ギ
グ
ゲ
ゴ
ga
gi
gu
ge
go
ザ
ジ
ズ
ゼ
ゾ
za
ji
zu
ze
zo
ダ
ヂ
ズ
デ
ド
da
ji
zu
de
do
バ
ビ
ブ
ベ
ボ
ba
bi
bu
be
bo
Le sillabe contratte o yōon (拗音)
Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi
へ (he) diventa
ぺ (pe),
ヒ(hi) diventa
ピ(pi)
e così via.
キャ
キョ
キュ
kya
kyo
kyu
シャ
ショ
シュ
sha
sho
shu
チャ
チョ
チュ
cha
cho
chu
ニャ
ニョ
ニュ
nya
nyo
nyu
ヒャ
ヒョ
ヒュ
hya
hyo
hyu
ミャ
ミョ
ミュ
mya
myo
myu
リャ
リョ
リュ
rya
ryo
ryu
ギャ
ギョ
ギュ
gya
gyo
gyu
ジャ
ジョ
ジュ
ja
jo
ju
ビャ
ビョ
ビュ
bya
byo
byu
ピャ
ピョ
ピュ
pya
pyo
pyu
Osservazione. Come puoi notare anche per il katakana, se si usa un piccolo (tsu) つ (sokuon) posizionato tra due sillabe, raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.
I kanji漢字
I kanji derivano dalla scrittura cinese che, una volta introdotta in Giappone, apportò un notevole cambiamento a quella che era allora la lingua giapponese. Sono migliaia ma si stima che per poter leggere un giornale basti impararne circa 3000. Generalmente i kanji vengono utilizzati per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi. Un kanji può quindi essere utilizzato:
1 – per rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi
2 – o, integralmente, anche una buona parte dei sostantivi
3 – oltre che nomi e cognomi propri
Dato che questo sistema di scrittura straniero venne associato alla lingua parlata giapponese, a tutt’oggi a ogni kanji sono associate quasi sempre due pronunce:
quella on(音) – ON’YOMI 音読+み che deriva dal cinese
e quella kun(訓) – KUN’YOMI 訓読み nativa giapponese
Quando 2 Kanji si trovano insieme, si utilizza la lettura on’yomi, mentre se è da solo o con particelle in hiragana con la kun’yomi.
Ad esempio, il kanji 力 da solo si legge “chikara” e significa “forza”, ma nel composto 能力 si legge “ryoku”. Prendiamo ad esempio la parola composta 自転車 (ji/ten/sha) ovvero bicicletta, composta da tre kanji, e scomponiamola.
自
si pronuncia JIma se fosse da solo, si leggerebbe “mizuka” che significa “se stesso”
転
si pronuncia TEN ma se fosse da solo, si leggerebbe “koro” che significa “girare”
車
si pronuncia SHA ma se fosse da solo, si leggerebbe “kuruma” che significa “veicolo”
Ogni Kanji può avere più pronunce, ed è bene impararle man mano che si affrontano i composti. Invece le informazioni principali da sapere a proposito dei kanji sono 3. Queste tre categorie spiegano in maniera molto chiara tutto ciò che dovete sapere sui kanji. Dimenticate pagine e pagine di dizionari con riferimenti impossibili, o test per ricordare le pronunce o peggio ancora metodi tradizionali di apprendimento.
I RADICALI – 部首 (bushu): sono le unità di base che compongono un kanji. Si potrebbe dire che equivalgono alle nostre lettere, ma non è del tutto vero. Ne esistono circa 200 e sono fondamentali: le loro combinazioni creano tutti gli altri caratteri.
I KANJI – 漢字 (kanji): sono singole parole, formate a loro volta dai radicali di prima.
I TERMINI COMPOSTI –熟語 (jukugo): letteralmente significa “parola mista” e sono parole composte, così come ne esistono in italiano inglese o tedesco. La buona notizia è che l’apprendimento dei kanji segue un andamento esponenziale. Se imparate a leggere 2 kanji, saprete leggere 4 jukugo. Se ne imparate 4, saprete leggerne 16. Inoltre, conoscendo il significato del singolo kanji, saprete anche approssimare il significato della nuova parola!
Kanji in ordine di anno scolastico (kanji per school grade)
Saprai già che esistono migliaia di kanji ed il Ministero dell’Educazione giapponese ha creato la lista dei Jouyou Kanji, i kanji di uso comune, che attualmente ammonta a 2136 kanji. Tutti questi kanji vengono insegnati durante il percorso scolastico, dalle elementari alle superiori. Starai pensando che la risposta alla domanda sia 2136, in realtà non è proprio così: per riuscire a comprendere la maggior parte dei testi giapponesi ne bastano meno.
Di seguito trovate elencati anche i kanji in ordine di anno scolastico (giapponese, ovvio^^). Il progetto vuole includere tutti i jōyō kanji (常用漢字), o meglio i 2136 kanji post-riforma 2010, i kaitei-jouyou kanji (改定常用漢字). Per cominciare però partiamo con i kyouiku kanji (教育漢字), cioè i 1006 kanji che si imparano nei 6 anni di elementari giapponesi (tra i 6 e i 12 anni)… per quel che riguarda gli altri 1130… chi vivrà vedrà^^
Fino al V secolo il Giappone vive un’epoca in cui esisteva una lingua parlata, ma non esistevano lettere per esprimerla, perciò non si sa come si parlasse, quello che si sa di questo periodo, si ricava da cronache cinesi e da ritrovamenti archeologici. E’ in quel secolo che iniziano i primi rapporti diretti tra i due popoli asiatici e così i Giapponesi capiscono l’importanza di avere una lingua scritta ,perciò, prendono tout court il cinese e lo utilizzano come scrittura. Per esprimersi,quindi, per iscritto si doveva conoscere la lingua e la grammatica cinese. Fu così che, come prima evoluzione, essendo scomodo dover imparare due lingue, si iniziò, per scrivere una parola giapponese, a cercare gli ideogrammi cinesi che esprimessero lo stesso suono, anche se il loro significato era un altro.
Nell’epoca Nara la lingua giapponese evolve
Durante l’epoca Nara (710-794 d.C.), la lingua giapponese subì significativi cambiamenti ed evoluzioni, principalmente dovuti all’influenza culturale e linguistica cinese. Questa fase rappresenta un periodo cruciale per lo sviluppo della lingua e della scrittura giapponese. Ecco alcuni dei principali aspetti dell’evoluzione linguistica in questo periodo:
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1. Influenza Cinese
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Durante l’epoca Nara, il Giappone intratteneva forti rapporti culturali con la Cina, in particolare durante la dinastia Tang. Questo scambio culturale portò all’introduzione dei caratteri cinesi (kanji) nel sistema di scrittura giapponese. I testi cinesi furono importati in Giappone, e i caratteri cinesi venivano utilizzati per scrivere sia in cinese sia in giapponese. I giapponesi iniziarono a utilizzare i kanji per rappresentare i suoni della loro lingua.
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2. Man’yōgana (万葉仮名)
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Uno degli sviluppi più significativi della scrittura giapponese durante l’epoca Nara fu il Man’yōgana. Questo sistema di scrittura usava i kanji non per il loro significato, ma per rappresentare i suoni della lingua giapponese. Ogni kanji veniva usato esclusivamente per la sua lettura fonetica. Il Man’yōgana è alla base dello sviluppo dei successivi sillabari hiragana e katakana, i due sistemi fonetici attualmente in uso nel giapponese moderno. Un esempio del Man’yōgana può essere visto nella raccolta di poesie Man’yōshū (万葉集), una delle più antiche opere letterarie giapponesi, composta durante l’epoca Nara.
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3. Evoluzione della Grammatica
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La grammatica giapponese cominciò a consolidarsi durante questo periodo. Le forme verbali e la struttura sintattica della lingua, come la disposizione soggetto-oggetto-verbo (SOV), iniziarono a prendere una forma più chiara. L’uso dei suffissi grammaticali, particelle e modificatori grammaticali iniziò a distinguersi maggiormente. Ciò aiutò a stabilire le basi della grammatica giapponese che continua ad essere usata oggi.
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4. Inizio della Letteratura Giapponese
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Grazie all’introduzione della scrittura e all’uso del Man’yōgana, la letteratura giapponese cominciò a fiorire. Il Man’yōshū è una testimonianza della lingua giapponese dell’epoca, e sebbene scritta in Man’yōgana, riflette la lingua parlata nel periodo. Questo periodo segnò anche l’inizio della scrittura di cronache storiche come il Nihon Shoki (日本書紀) e il Kojiki (古事記), entrambe compilate in cinese classico con alcuni elementi giapponesi. Queste opere furono essenziali non solo per lo sviluppo letterario, ma anche per la registrazione e la preservazione della lingua giapponese antica.
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5. Differenziazione dal Cinese
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Anche se i kanji e molte parole cinesi furono adottati in giapponese, la lingua giapponese rimase distinta, con una propria struttura grammaticale, pronuncia e sintassi. Questo processo di assimilazione e adattamento è stato cruciale per lo sviluppo dell’identità linguistica giapponese. L’epoca Nara rappresenta un momento cruciale nella storia della lingua giapponese, in cui avvenne un’integrazione significativa con la scrittura cinese attraverso il sistema Man’yōgana, che gettò le basi per l’evoluzione dei sistemi di scrittura fonetici hiragana e katakana. L’influenza culturale cinese ha anche contribuito allo sviluppo della letteratura giapponese, stabilendo una base solida per la successiva evoluzione linguistica del Giappone.
Hiragana e Katakana: scritture giapponesi
Hiragana e Katakana sono i due sillabari fonetici del sistema di scrittura giapponese, utilizzati insieme ai Kanji per formare la lingua scritta. Entrambi derivano dal sistema di scrittura cinese, ma sono stati sviluppati per adattarsi alla fonologia giapponese e rappresentano i suoni specifici della lingua.
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Hiragana (ひらがな)
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L’Hiragana è il sillabario più morbido e curvilineo, ed è utilizzato per una serie di scopi specifici nel giapponese moderno. L’Hiragana viene usato per scrivere parole di origine giapponese, come i verbi, gli aggettivi e le particelle grammaticali.
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Ad esempio:
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食べる (taberu) – “mangiare”
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です (desu) – copula (equivalente del verbo “essere”)
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私 (わたし) – “io”
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Okurigana:
Si usa anche per scrivere le desinenze dei verbi e degli aggettivi dopo i kanji, come in 食べる (taberu), dove il kanji rappresenta la radice del verbo e l’hiragana esprime la sua flessione grammaticale.
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Furigana:
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L’Hiragana viene usato anche come “furigana” o “yomigana”, piccoli caratteri sopra o accanto ai kanji per indicarne la pronuncia.
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Esempio di Hiragana:
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あ (a), い (i), う (u), え (e), お(o)
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Katakana(カタカナ)
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Il Katakana è un sillabario più spigoloso e angolare, ed è utilizzato in contesti specifici e per certe categorie di parole.
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Origine e Storia
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Il Katakana è stato originariamente sviluppato dai monaci buddisti come un sistema di annotazione a margine dei testi cinesi. Anche il Katakana deriva dai caratteri cinesi, ma le sue forme sono state semplificate in modo più rigido rispetto all’Hiragana. Ogni katakana rappresenta una porzione di un kanji più complesso, e la sua forma è stata ridotta per diventare un simbolo stilizzato.
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Uso
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Parole straniere:
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Il Katakana viene usato per traslitterare e scrivere parole di origine straniera,
chiamate gairaigo (外来語).
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Ad esempio:
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コンピュータ (konpyūta) – “computer”
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チョコレート (chokorēto) – “cioccolato”
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Nomi propri stranieri:
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Viene utilizzato per scrivere nomi propri di persone e luoghi stranieri.
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Ad esempio:
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ジョン(Jon) – “John”
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ロンドン(Rondon) – “Londra”
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Onomatopee:
Il Katakana è spesso usato per scrivere onomatopee o suoni imitativi
(ad esempio: ドキドキ per il battito cardiaco).
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Parole tecniche o scientifiche:
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A volte il Katakana è usato per termini tecnici, scientifici o per nomi di piante e animali.
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Differenze tra Hiragana e Katakana
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Funzione:
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L’Hiragana è principalmente usato per parole giapponesi native e strutture grammaticali, mentre il Katakana è usato per parole di origine straniera, nomi stranieri, onomatopee e parole tecniche.
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Forma:
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L’Hiragana ha un aspetto curvilineo, mentre il Katakana è più angolare e rigido.
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Origine:
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Entrambi derivano dal Man’yōgana, ma l’Hiragana ha subito una stilizzazione più fluida e femminile, mentre il Katakana ha mantenuto una forma più semplificata e schematica.
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Uso dei Kanji insieme ai Sillabari
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I kanji sono i caratteri cinesi adottati nel sistema di scrittura giapponese.
Mentre l’Hiragana e il Katakana rappresentano i suoni sillabici, i Kanji rappresentano concetti o parole intere. Il giapponese moderno utilizza una combinazione di kanji, hiragana e katakana.
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Ad esempio:
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私は学校に行きます。
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(Watashi wa gakkō ni ikimasu)
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“Io vado a scuola.”
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In questo esempio, 私 (watashi) è un kanji, は (wa) è hiragana, 学校(gakkō) è scritto con due kanji e に行きます (ni ikimasu) usa hiragana per le particelle e la flessione del verbo.
Samurai Guerrieri letterati
Durante l’era dei **samurai** e dei **guerrieri letterati**, la lingua giapponese ha subito importanti sviluppi, riflettendo i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca. Ecco alcuni aspetti chiave:
1. Uso del Giapponese Classico (古典文学 – Koten Bungaku)
Durante il periodo Edo (1603-1868), il giapponese classico era ampiamente utilizzato nella letteratura e nella poesia. Questo stile di scrittura era caratterizzato da forme di espressione più elaborate e una grammatica complessa. La letteratura samurai includeva opere di poesia (come il **haiku** e il **tanka**) e scritti di filosofia e strategia, come il famoso trattato di Miyamoto Musashi, il *Libro dei Cinque Anelli* (五輪書, *Go Rin no Sho*).
2. Sviluppo dell’Hiragana e Katakana
Durante questo periodo, l’uso degli **hiragana** e **katakana** divenne più diffuso. L’hiragana era spesso utilizzato per scrivere parole giapponesi e particelle grammaticali, mentre il katakana veniva usato per parole straniere e termini scientifici. L’alfabeto fonetico semplificava l’apprendimento della lingua e facilitava l’accesso alla letteratura anche per coloro che non erano parte dell’élite samurai.
3. Influenze Cinesi
La lingua giapponese di questo periodo era fortemente influenzata dal cinese, soprattutto attraverso l’uso dei **kanji** (caratteri cinesi). Molti samurai erano ben versati nella cultura cinese e nella lingua, e questo si rifletteva nei loro scritti. Le opere filosofiche, poetiche e storiche spesso contenevano riferimenti alla cultura e alla letteratura cinese, creando una fusione unica di stili.
4. Letteratura e Filosofia
I guerrieri letterati scrivevano opere che esploravano non solo la guerra ma anche la bellezza della natura, la vita quotidiana e la spiritualità. Le poesie riflettevano una profonda connessione con il mondo naturale e un senso di riflessione personale. Opere come il *Genji Monogatari* di Murasaki Shikibu, anche se precedenti all’era samurai, hanno continuato a influenzare la lingua e la letteratura giapponese.
5. Espressione di Valori
I samurai usavano la lingua come mezzo per esprimere i valori del **Bushido**武士道, il codice di condotta che enfatizzava l’onore, la lealtà e il coraggio. Molti scritti riflettevano la ricerca dell’equilibrio tra l’arte della guerra e l’arte della vita, un tema centrale per i guerrieri letterati. In sintesi, la lingua giapponese durante l’era dei samurai guerrieri letterati era caratterizzata da una ricca interazione tra le tradizioni scritte, le influenze culturali e il contesto storico, contribuendo a formare una base solida per lo sviluppo della lingua e della letteratura giapponese nei secoli successivi.
Giapponese e lingue straniere
Quando poi arrivarono gli stranieri con l’epoca Meiji risalente a circa 150 anni fa, era divenuto di moda parlare un giapponese condito anche con parole inglesi. In tutto questo racconto non vi abbiamo, però, detto che la lingua scritta giapponese era ben lontana e differente dalla lingua parlata; ci si accorse, solo frequentando gli occidentali della comodità di un parallelismo tra scrittura ed oralità, per cui è solo da 150 anni che possiamo dire sia nato il Giapponese moderno, quello che viene utilizzato per scrivere e parlare oggi.
AVVISO DI METODO:Se non conosci l’inglese, prima di procedere con lo studio, consiglio un piccolo accorgimento di carattere tecnico che consenta la traduzione automatica delle pagine in italiano. Tranquillo, solo piccoli semplici passaggi.
1 – Scaricare CHROME e impostarlo come browser PREDEFINITO
2 – Attivare la TRADUZIONE AUTOMATICA su Google Chrome: su pc o telefonino aprire il browser e andare su ‘Impostazioni‘ presente nel menù in alto a destra caratterizzato dai tre pallini sovrapposti. Scorrere la pagina fino ad ‘Avanzate’ o, per fare prima, cliccare su ‘Menù principale’ (le tre linee orizzontali in alto a sinistra) scorrere fino ad Avanzate e poi raggiungere la voce Lingue, attivare (o disattivare) consentire la traduzione in altre lingue. (E qui si possono aggiungere altre lingue, anche di quelle di cui si vuole il controllo ortografico e quelle preferite – Per ulteriori informazioni QUI ) . FINITO.Chiaramente essendo una traduzione automatica , si invita il lettore ad assicurarsi che la versione definitiva dall’inglese all’italiano corrisponda al significato suggerito dal testo originale.
Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.
— Oscar Wilde.
Questo è il primo articolo sul mio nuovo blog. Ho appena iniziato a mandare avanti questo nuovo blog, quindi resta sintonizzato per altre informazioni. Abbonati qui sotto per ricevere una notifica quando pubblico nuovi aggiornamenti.
Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.
Oggi pubblicherai un articolo. Non preoccuparti di come appare il blog. Non preoccuparti se non gli hai ancora dato un nome o ti senti sopraffatto. Devi solo fare clic sul pulsante “Nuovo articolo” e dirci perché sei qui.
Perché lo fai?
Perché darà un nuovo contesto ai lettori. Di cosa vuoi parlare? Perché dovrebbero leggere il tuo blog?
Perché ti aiuterà a focalizzare le idee e cosa ti piacerebbe realizzare con il tuo blog.
L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.
Per aiutarti a iniziare, ecco alcune domande:
Perché stai scrivendo su un blog pubblico, invece di tenere un diario personale?
Di quali argomenti pensi che scriverai?
Con chi ti piacerebbe connetterti tramite il blog?
Se il blog avrà successo nel corso del prossimo anno, quale scopo speri avrai raggiunto?
Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.
Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.
Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.