L’uso delle particelle よ (yo) e ね (ne)

Il corso online del giapponese: http://www.japamici.com

1 –

これ/は/時計/です/

Kore wa tokei / desu ne oishī yo

Questo è un orologio, no?

2 –

これ/魚/じゃない/です/

(Kore-gyo janai desu yo!)

Questo non è pesce!

Le due particelle si possono concatenare, ma sempre in quest’ordine よね e si traducono con “no?!”  oppure “non è così?!”. Purtroppo per voi si possono usare solo con la forma “base” di です che vedremo più avanti!

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Uso delle particelle は (wa) e が (ga)

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Le particelle は (wa) e が (ga) sono entrambe utilizzate per indicare il soggetto di una frase in giapponese, ma hanno sfumature d’uso distinte e importanti.

は (wa) è principalmente la particella del tema. Indica l’argomento principale della frase, ciò di cui si sta parlando. Spesso, ma non sempre, coincide con il soggetto grammaticale. は (wa) introduce un’informazione già nota o data nel contesto della conversazione. Ha una funzione contrastiva o esplicativa, mettendo in rilievo l’argomento rispetto ad altre possibilità. Ad esempio, in 「学生です (watashi wa gakusei desu)」, “io sono uno studente”, は (wa) indica che “io” è il tema della frase, ciò di cui si sta dicendo qualcosa.

が (ga) è principalmente la particella del soggetto. Indica il soggetto grammaticale della frase, colui che compie l’azione o che si trova in un determinato stato. が (ga) viene spesso utilizzato per introdurre un’informazione nuova o non ancora nota nella conversazione. Si usa anche per enfatizzare il soggetto, per rispondere a domande con “chi?” o “cosa?“, e nelle proposizioni subordinate relative. Ad esempio, in 「雨降っています (ame ga futte imasu)」, “sta piovendo”, が (ga) indica che “pioggia” è il soggetto che compie l’azione di piovere.

Ho letto un libro

私  本 を 読んだ 

Watashi wa hon wo yonda

…dove  sottolinea il soggetto della frase, ovvero  (watashi – io),

è diverso da

Ho letto un libro!

本  読んだ!

Hon ga yonda!

…dove  va ad enfatizzare il tema principale della frase che, in questo caso, è il libro (ipotizzando che io non sia una persona che legge libri, e presentando quindi il fatto come un evento straordinario).

Il , infatti, viene utilizzato come rafforzativo nelle frasi il cui senso è quello di dare una notizia, o constatare qualcosa di nuovo ed inaspettato.

E’ fredda, l’acqua!

水  寒い! 

Mizu ga samui!

...come se io non mi aspettassi quella temperatura,

sarà diverso da

L’acqua è fredda

水  寒い です 

Mizu wa samui desu

…descrivendo una situazione statica,

come se si sapesse che l’acqua è a quella temperatura.

Analizziamo un altro caso:

C’è una mela, sul tavolo

机 の 上 に りんご  あります 

tsukue no ue ni ringo ga arimasu

…dove  sta a sottolineare l’esistenza della mela.

La mela è sul tavolo

りんご  机 の 上 に あります 

ringo wa tsukue no ue ni arimasu

…dove si utilizza  per sottolineare il soggetto della frase, che è りんご (ringo – mela).

Tra le due frasi, la differenza sta che nella prima il “punto forte” è l’esistenza di una mela sul tavolo, mentre nella seconda il “punto forte” è la mela, chiara e definita.

Lo stesso principio si applica alle persone:

Ci sono dei bambini al parco

公園 で 子供たち  います

kouen de kodomotachi ga imasu

…in questo caso  sottolinea l’essere al parco dei bambini, ovvero l’esistenza di “bambini” al parco.

I bambini sono al parco

子供たち  公園 で います

kodomotachi wa koen de imasu

…in questo caso si usa  per sostenere il soggetto della frase, cioè “i bambini”, che recepiamo in modo ben definito (quei bambini, e non altri).

Ci sono poi situazioni in cui è rigoroso l’uso dell’una o dell’altra particella.
Ad esempio, nelle frasi interrogative con soggetto “quale?”, “chi?”, l’uso di è obbligatorio.

Chi è venuto?

だれ  来ました か

dare ga kimashita ka

In sintesi, scegliamo  se:

– il soggetto della frase corrisponde al tema della frase

– se la frase sta ad indicare una condizione statica o usuale

.

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Lettura on o lettura kun?

KANJI

Possiamo dividere le letture di ogni kanji in due gruppi:

le letture on, derivate dal cinese,

e le letture kun, proprie del giapponese.

In origine il Giappone aveva già una propria lingua ma ancora non aveva un sistema di scrittura, così decise di importare quello utilizzato in Cina. Importare un sistema di scrittura e adattarlo a una lingua diversa non è stato facile: i giapponesi, oltre a dare una lettura alle parole che avevano nella propria lingua (lettura kun), decisero anche di importare (sarebbe meglio dire “adattare”) i suoni cinesi assieme ai vari kanji (lettura on).

Ecco spiegate le tante letture di ogni kanji. Tieni conto anche che ogni kanji può avere più di una lettura on e kun perché sono state importate o inventate nel corso dei secoli.

Quando si usa la lettura on e quando la lettura kun?

C’è una regola che può aiutarti nella maggior parte dei casi, ma non sempre è valida:

  • quando un kanji si trova assieme ad altri kanji si usa quella on;
  • se il kanji è accompagnato da okurigana o si trova da solo si usa la kun.

Facciamo un esempio con il kanji (uno): si usa la sua lettura “ichi” in composti di parole come 一月ichigatsu (gennaio) o 一番ichiban (primo), visto che si trova assieme ad altri kanji; mentre la lettura kun “hito” si usa in parole come 一つhitotsu (uno, contatore giapponese).

Sembra che non ci sia alcun problema ad applicare questa regola, invece non è così raro incontrare parole che non seguono la regola.

Alcune parole comuni sono combinate da letture kun-kun e non on-on come ci si potrebbe aspettare, come in 靴下(scarpe-sotto)・kutsushita (calze), 出口(fuori-bocca)・deguchi (uscita), 花火(fiore-fuoco)・hanabi (fuochi d’artificio). Altre invece mescolano letture on e kun come 火曜日・kayoubi (martedì) o 場所・basho (luogo).

Persino tra i kokuji, i kanji di origine giapponese e non importati dal cinese, esistono delle eccezioni. Dai kokuji ci si potrebbe aspettare che abbiano solo letture kun, invece possono averne anche una on: è il caso del kanji (lavorare) a cui è stata assegnata la lettura on “dou“.

Se non conosci le parole è difficile prevedere quale delle due letture utilizzare. Inoltre devi tenere conto anche di eventuali variazioni di pronuncia che una lettura prende a seconda dei composti per rendere più semplice la pronuncia.

In 一・issho (insieme) l’altra lettura on di 一 “itsu” si modifica, diventa il piccolo per raddoppiare le consonanti (dopotutto sarebbe difficile pronunciare itsusho!) In generale nei composti di kanji può capitare che, quando la lettura on termina in o e la sillaba successiva inizia con il suono k, s, t, e vengano eliminati e al loro posto si aggiunga piccolo.

In altre parole le consonanti diventano sonore, come la parola 手紙・(mano-carta)tegami (lettera), il cui kanji kami cambia la pronuncia in gami (questo processo è detto rendaku).

Nel caso delle letture on che iniziano con は, ひ, ふ, へ, ほ possono prendere l’handaku (il piccolo cerchietto che trasforma queste sillabe nel suono P) se sono precedute dal suono oppure da e . Un esempio è 発表(partenza-mostrare)・happyou (annuncio), le cui letture singole sono (hatsu) e (hyou), anche si trasforma. Altro esempio è ・hipparu (tirare), composta da 引/き (hiki) + 張/る (haru). Anche alle sillabe e capita spesso di diventare .

E non è finita qui! Nel giapponese non mancano composti di parole che prendono letture diverse da quelle on e kun. È il caso di 一人hitori (una persona) e 二人futari (due persone): il kanji non prende mai la lettura “ri“, a parte in queste due parole. Se cerchi il kanji su un dizionario giapponese non troverai nell’elenco la lettura “ri“, anche se solitamente i dizionari online in inglese mettono questa lettura tra le kun.

Ci sono dei kanji di cui puoi intuire la lettura se conosci bene i composti fonetici. In giapponese molti kanji sono costituiti da composti fonetici, ovvero sono costituiti da una parte che indica il significato del kanji e da una parte che indica il suono.

Per esempio è il caso di (tempio) che presta la lettura on “ji” a kanji come (tempo) e (tenere): questi due kanji hanno come lettura on “ji”. Solo il radicale sulla sinistra distingue questi kanji, mentre a destra hanno la parte in comune per indicare la pronuncia.

Ma non sempre è d’aiuto questo “trucco”, bisogna conoscere se effettivamente un composto dà o meno la lettura ad altri kanji. E allora come fare per imparare le letture dei kanji? È più semplice di quello che credi.

Non è necessario conoscere a memoria ogni lettura

Molte delle letture che trovi sul tuo dizionario sono inutili da conoscere, o perché compaiono in parole poco usate, o perché sono usate in parole ormai praticamente obsolete. In più abbiamo visto che non sempre è possibile prevedere quale lettura dare alle parole, non è raro trovare parole composte che usano le letture kun o un misto tra on e kun. È inutile perdere tempo per imparare a memoria elenchi con decine di letture se poi non sai applicare la lettura giusta. Non è un metodo né efficace né utile, però è il metodo più semplice per farti passare la voglia di studiare il giapponese.

Nota: i dizionari segnano le letture on in katakana e quelle kun in hiragana. Se non trovi la dicitura per distinguere le letture fai caso al sillabario con cui sono scritte.

Impara semplicemente le parole

Tutto questo articolo per concludere con un banale “impara semplicemente le parole”. Hai letto bene: non hai bisogno di conoscere altro per imparare la pronuncia dei diversi kanji, non hai bisogno di preoccuparti di letture on, kun e altre informazioni. Inizia a leggere testi in furigana e pian piano imparerai le diverse letture e a capire come funzionano.

Per farti un esempio vedrai il kanji (acqua) in diversi contesti, a forza di leggerlo diventerà automatico associare la lettura sui nelle parole 水曜日・suiyoubi (mercoledì) e 香水・kousui (profumo) e mizu in (acqua). A forza di incontrare lo stesso kanji decine di volte imparerai naturalmente le sue letture e le sue eccezioni con molta meno fatica rispetto a imparare un elenco a memoria.

Informazioni acquisite da: https://hanamiblog.net/

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La differenza tra cinese e giapponese

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Cinese e giapponese sono due lingue molto diverse da quelle europee. Ma che cosa hanno in comune tra di loro? Scopriamone insieme le similitudini e le differenze!

Molte persone sono convinte che le lingue cinese e giapponese siano molto simili tra di loro. Entrambe hanno infatti una scrittura somigliante e diversa dalla nostra, oltre che una parlata incomprensibile. Inoltre i due Paesi vengono spesso associati per cultura, posizione geografica e tratti somatici. Insomma, anche le lingue dovrebbero essere uguali. Diverso tempo fa ho deciso, senza alcun impegno o pretesa di alcun genere, di iniziare a studiacchiare un po’ il giapponese. Volevo infatti capire se, effettivamente, cinese e giapponese fossero due lingue “sorelle”, come lo sono ad esempio lo spagnolo e il portoghese o il tedesco e l’olandese.

Nel proseguo di questo articolo potete farvi un’idea anche voi!

Per capire in cosa si somigliano le lingue cinese e giapponese, confronterò i singoli aspetti principali che le contraddistinguono, dalla scrittura alla pronuncia. Al fine di evitare confusione tra le due lingue, le parole cinesi, con relativa pronuncia e traduzione, verranno scritte in rosso, mentre quelle giapponesi in blu.

Intanto vi anticipo una piccola differenza: nell’immagine di copertina trovate le parole:

中文 (lingua cinese) e

日本語 (lingua giapponese).

Se però invertissimo le lingue, otterremmo:

中国語 (lingua cinese)

e 日语 (lingua giapponese).


Alfabeto e sistema di scrittura

Se non avete mai studiato il cinese in vita vostra, è bene chiarirlo fin da subito: non esiste alcun alfabeto cinese. Il sistema di scrittura utilizzato è invece quello dei caratteri cinesi (汉字, hànzì), i cui tratti non sono correlati in alcun modo con il rispettivo suono. In tal senso possiamo trovare un’eccezione nei componenti fonetici, i quali permettono di avere un’idea indicativa della pronuncia della sillaba. Tuttavia non garantiscono alcuna precisione, e non danno alcuna informazione in merito al tono.

Più complicato – o più semplice a seconda dei punti di vista – è il giapponese. Questa lingua, infatti, prevede tre sistemi di scrittura:

kanji (漢字, caratteri cinesi):

anche se, come vedremo, non c’è un’esatta corrispondenza tra cinese e giapponese;

hiragana (平仮名):

si tratta di un sillabario, ed è il principale sistema di scrittura locale. Viene utilizzato in combinazione con i kanji, o in loro sostituzione quando non si conosce la scrittura di questi ultimi;

katakana (片仮名):

altro sillabario locale, utilizzato in particolar modo per la trascrizione fonetica di parole di origine straniera.


Caratteri cinesi

In entrambe le lingue cinese e giapponese possiamo dunque trovare i caratteri cinesi

(汉字 hànzì漢字 kanji).

Tuttavia, come già anticipato, non sempre è facile riconoscerli nel passaggio da un idioma all’altro. Nella lingua cinese possiamo trovare i caratteri semplificati (utilizzati nella Cina continentale e a Singapore) e quelli tradizionali (impiegati ancora oggi nei territori di Hong Kong, Taiwan e Macao). Le due scritture, sebbene presentino molti caratteri in comune (come ad esempio il già citato ) non possono essere mischiate tra loro, e la conoscenza di una non presuppone la conoscenza dell’altra. Se invece vi approcciate alla lingua giapponese con una minima conoscenza di cinese, la prima impressione che avrete sarà quella di una gran confusione. La lingua nipponica, infatti, utilizza sia caratteri semplificati sia caratteri tradizionali. Non solo, alcuni rappresentano delle varianti locali, del tutto inedite in Cina. Inoltre è possibile trovare caratteri identici ma con significato diverso tra le due lingue. Infine alcuni kanji giapponesi sono combinati con le sillabe hiragana.

Ad esempio:

Utilizzo di caratteri semplificati

T:  / S:  →  (studiare)
T:  / S:  →  (nazione)

Utilizzo di caratteri tradizionali

T:  / S:  →  (cinese)
T:  / S:   (vento)

Varianti giapponesi di caratteri cinesi

T:  / S:  →  (drago)

T:  / S: 齿 →  (dente)

Caratteri uguali con significato diverso

 (io),  (personale, privato) →  (io)

老师 (insegnante), 先生 (signore)→ (insegnante)

Kanji combinati con sillabe hiragana

食べ (tabe, mangiare)

飲む (nomu, bere)


Trascrizione fonetica

Il sistema di trascrizione fonetica correntemente in uso nel cinese standard è il pinyin (拼音). Questo è composto da un insieme di iniziali e finali che, combinate tra di loro, fornisce tutte le sillabe esistenti nella lingua.

Il giapponese, invece, utilizza il rōmaji (ローマ字), ed in particolar modo il sistema Hepburn.

Nelle lingue cinese e giapponese, quindi, esiste un metodo ufficiale per riprodurre i caratteri con le lettere dell’alfabeto latino. Tuttavia non rappresenta né un sistema di scrittura alternativo, né una qualsiasi sorta di alfabeto. Inoltre non può essere letto come se fosse italiano, ma bisogna farlo seguendo determinate regole.


Pronuncia

Al di là della trascrizione fonetica, cinese e giapponese si differenziano anche per la presenza di suoni inediti tra una lingua e l’altra. Nel cinese troviamo ad esempio la lettera “x”, letta più o meno come il “ch” della parola tedesca “ich”. È inoltre presente la lettera “l”, introvabile nella lingua nipponica.

Nel giapponese, invece, è possibile trovare la lettera “r” simile a come la conosciamo. In cinese, infatti, nonostante sia presente in numerose parole (come ad esempio il già citato ), ha un suono molto particolare. Anche per il resto il rōmaji ha un suono simile all’italiano.

Cinese e giapponese hanno inoltre una vocale muta, rispettivamente la “i” (quando è la finale in alcune sillabe) e la “u”.

Ma al di là dei singoli suoni, esistono delle differenze in merito alla pronuncia dei caratteri presenti in entrambe le lingue? Per prima cosa bisogna considerare che il giapponese ha almeno due pronunce (ma possono essercene di più) per ogni carattere:

kun’yomi (訓読み):

di origine giapponese, utilizzata in particolar modo quando i caratteri compaiono singolarmente;

on’yomi (音読み):

di origine cinese, utilizzata soprattutto quando i kanji fanno riferimento a parole composte

Tuttavia, nonostante la provenienza della pronuncia on’yomi, la corrispondenza con il cinese non è immediata. Il motivo è da ricercare nel fatto che i kanji sono stati introdotti nel giapponese nel corso dei secoli. Allo stesso tempo, però, anche la pronuncia del cinese è mutata nel tempo, per cui il suono è diverso da quello attuale.

Ad esempio:

(zhōng, K: naka/O: chū, mezzo) → 中国 (zhōngguó, chūgoku, Cina)

(shuǐ, K: mizu/O: sui, acqua) → 水平 (shuǐpíng, suihei, livello)


Toni

Uno dei problemi principali nell’apprendimento del cinese è dato dal fatto che si tratta di una lingua tonale. Ciò significa che ogni sillaba è provvista di toni, e che una loro pronuncia errata cambia completamente il senso della parola, o della frase, in questione.

Ad esempio:

 (mā, mamma), 

 (má, canapa), 

 (mǎ, cavallo),

  (mà, insultare), 

 (ma, particella interrogativa).

A queste si aggiungono poi ulteriori parole con identico tono, come ad esempioi  (mā, asciugare/pulire)

Il giapponese, invece, non è una lingua tonale, per cui le parole possono essere pronunciate senza queste difficoltà.

Ad esempio:

 (go, lingua),  (go, cinque)


Segni grafici

I segni grafici presenti nel pinyin fanno riferimento ai quattro toni. La sillaba “mǎ” (), ad esempio, dovrà essere pronunciata al terzo tono.

Anche in giapponese, però, è possibile trovare dei segni grafici, nello specifico il macron (¯), come nella parola “chūgoku” (中国) vista in precedenza. In questo caso il trattino sopra la “u” non indica un “primo tono”, bensì una vocale lunga. Lo si può trovare anche nella “o” lunga e, nelle parole di origine straniera, in tutte le vocali lunghe.

Per capire meglio:

Il kanji 中国, scritto con le sillabe hiragana, diventa ちゅうごく (chuugoku).  

La doppia “u” viene quindi trascritta come “ū” (chūgoku).

Vi faccio un altro esempio:

東京 (Tōkyō) = とうきょう (Toukyou) → Tōkyō


Sillabe

Cinese e giapponese si differenziano anche per il numero di sillabe di cui sono composti i caratteri. Quelli cinesi, infatti, sono composti ognuno da una sillaba; i kanji, invece, non hanno un numero fisso.

Ad esempio:

 (, io) → 1 sillaba;

 (わたし, watashi, io) → 3 sillabe

学生 (xuésheng, studente) → 2 sillabe

学生 (が/く/せ/い, gakusei, studente) → 4 sillabe


Parole

Un altro aspetto da non sottovalutare nel confronto tra cinese e giapponese è quello relativo alle parole in comune. Finora abbiamo visto alcune parole identiche tra le due lingue, ma questa non è una costante. Molte parole, infatti, come i già citati  /  (io), sono diverse.

Ad esempio:

水果 (shuǐguǒ, frutta)

果物 (kudamono, frutta)

蔬菜 (shūcài, verdura)

野菜 (yasai, verdura)

Ancora, è possibile che il sinonimo più utilizzato in Giappone sia quello meno diffuso in Cina, e viceversa.

Ad esempio:

per dire “cane”, le parole più utilizzate sono:

狗 (gǒu),  (inu)

quelle meno comuni, invece:

 (quǎn),  (inu)

Può accadere, inoltre, che non esistano kanji per determinate parole.

Ad esempio:

 (nǐ, tu)

あなた (anata, tu)

In ogni caso la sola conoscenza dei caratteri cinesi non è sufficiente per capire il senso delle frasi in giapponese.

私は中国人です (sono cinese)

私は中国人ではありません (non sono cinese)


Struttura della frase

A mio modo di vedere, una delle maggiori differenze tra cinese e giapponese è legata alla struttura della frase.

In cinese, da questo punto di vista, non ci sono molti problemi, in quanto la struttura è la stessa dell’italiano e delle principali lingue europee: soggetto-verbo-oggetto (S-V-O).

In giapponese, invece, si ha l’inversione tra verbo e oggetto, per cui la struttura della frase sarà: soggetto-oggetto- verbo S-O-V.

Ad esempio:

我是中国人 (wǒ shì zhōngguórén)

= io

= essere

中国人 = (persona) cinese

私は/中国/人/です (watashi wa chūgokujin desu)

= io

particella

中国人 = (persona) cinese

です = essere


Particelle

Rispetto alle lingue europee, cinese e giapponese si caratterizzano per la presenza di particelle. Si tratta di specifici caratteri aventi funzioni particolari, come ad esempio rendere le frasi interrogative.In alcuni casi è possibile trovare un esatto corrispettivo tra le due lingue. 

Ad esempio:

Particelle interrogative (ma),  (ka)

Sono cinese?

我是中国人吗

私/は/中国人/です/か? 

Particelle possessive:  (de)  (no)

Il mio cane

我的狗

私の犬

Nonostante ciò, anche in questo caso non c’è un’esatta corrispondenza tra le due lingue.

Ad esempio:

particella che identifica il soggetto:  (wa);

particella che identifica l’oggetto:  (o).

Io mangio frutta

我吃水果

果物食べます

Un’altra peculiarità rispetto alle lingue a noi più note, è quella relativa all’utilizzo dei classificatori. A costo di ripetermi, le similitudini tra cinese e giapponese si fermano qua, poiché non c’è un’esatta corrispondenza tra i caratteri. 

Ad esempio i classificatori:

generico:  (ge), つ (tsu)

di giornali e riviste:  (běn),  (bu)

oggetti lunghi e fini:  (tiáo),  (hon)

Informazioni acquisite da: http//inchiostrovirtuale.it/

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Hiragana, katakana e Kanji

L’hiragana, con le sue curve morbide e fluenti, si integra armoniosamente con la struttura grammaticale giapponese, facilitando la scrittura di elementi funzionali cruciali per la coesione della frase e la flessione delle parole autoctone. Il katakana, con i suoi tratti netti e decisi, si distingue visivamente, segnalando immediatamente l’origine esterna di un termine o conferendo un impatto sonoro particolare a parole ed espressioni. I kanji, depositari di millenni di storia e cultura, condensano in un singolo simbolo significati complessi e sfumature concettuali, arricchendo la lingua di una profondità semantica unica, sebbene la loro padronanza richieda un impegno significativo nella memorizzazione di forme e molteplici pronunce. L’interazione sinergica di questi tre sistemi di scrittura è ciò che conferisce al giapponese la sua ricchezza espressiva e la sua complessità affascinante, dove ogni sistema svolge un ruolo specifico e complementare nell’articolazione del pensiero e nella comunicazione. La scelta del sistema di scrittura non è casuale, ma è guidata dalla natura della parola, dalla sua origine e dalla funzione che svolge all’interno della frase.

Hiragana ひらがな 

Lo hiragana viene normalmente utilizzato per le particelle, per quelle parole la cui forma ideografica non è conosciuta da chi scrive o si suppone non sia conosciuta da chi legge, per le parole per le quali non esiste un kanji, per i suffissi come san さんchan ちゃんkun くん e per le inflessioni dei verbi e degli aggettivi. L’alfabeto degli hiragana è composto da 48 simboli che hanno il suono delle nostre sillabe, tranne alcune eccezioni date dalle cinque vocali ed un consonante che può essere pronunciata da sola che è la n. Ci sono sillabe formate da consonante e vocale o sillabe di una sola vocale. Tradizionalmente le sillabe dell’hiragana si dividono in sillabe pure (seion), impure, semipure, contratte. Le 5 vocali del linguaggio giapponese sono le stesse dell’italiano ma sono disposte in un altro ordine. 

         
a i u e o

Elenco delle sillabe pure o seion (清音)

E’ importante memorizzare questo ordine perchè anche le sillabe seguono lo stesso schema di suoni sulla tabella degli hiragana. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ). 

         
a i u e o
ka ki ku ke ko
sa shi su se so
ta chi tsu te to
na ni nu ne no
ha hi fu he ho
ma mi mu me mo
   
ya   yu   yo
ra ri ru re ro
 
wa wi   we wo
       
        n

Alcuni simboli come (wi) e (we) fanno parte del giapponese antico e non sono usati nel giapponese moderno, tranne in alcuni nomi di persona. Tutte queste sillabe formate da una singola vocale, da una consonante seguita da una vocale o dalla n sillabica sono i suoni puri chiamati seion.

       
shi chi tsu fu

Alcuni simboli fanno però eccezione, ed hanno pronunce differenti, nonostante tutte gli altri simboli posti nella stessa fila abbiano lo stesso suono. Ad esempio, nella sequenza di simboli della t, che dovrebbe suonare ta, ti, tu, te, to, il ti fa eccezione e suona chi.

Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)

ga gi gu ge go
za ji zu ze zo
da ji zu de do
ba bi bu be bo

Il simbolo ゛

Ora. Aggiungendo il segno diacritico dakuten (゛), chiamato nigori (impurità) o ten-ten, le sillabe pure dalla consonante sorda, diventano sillabe impure dakuon, con la consonante iniziale sonora. Per cui ,..

  (ka) diventa (ga),

(shi) diventa (ji),

(he) diventa (be).

Il simbolo º 

Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi

(he) diventa (pe),

(hi) diventa (pi)

e così via.

きゃ きょ きゅ
kya kyo kyu
しゃ しょ しゅ
sha sho shu
ちゃ ちょ ちゅ
cha cho chu
にゃ にょ にゅ
nya nyo nyu
ひゃ ひょ ひゅ
hya hyo hyu
みゃ みょ みゅ
mya myo myu
りゃ りょ りゅ
rya ryo ryu
ぎゃ ぎょ ぎゅ
gya gyo gyu
じゃ じょ じゅ
ja jo ju
びゃ びょ びゅ
bya byo byu
ぴゃ ぴょ ぴゅ
pya pyo pyu

Combinando due simboli si riescono ad ottenere dei nuovi suoni, chiamati silalbe contratte yoon. Questo si ottiene Scrivendo in piccolo le sillabe (ya), (yu), (yo) dopo un sillaba che termina per (i). Si otterranno quindi dei suoni misti, come ad esempio : にゃ (nya), りゅ (ryu), じょ (jo). Un piccolo (tsu) posizionato tra due sillabe raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.

Ad esempio, scrivendo まって matte che può significare, attesa, la t di te si raddoppia. Altri esempi possono essere きっせき (kisseki, miracolo), ちょっと (chotto, un attimo), etc. C’è però un’eccezione, non si può raddoppiare la (n) con lo (tsu), in quel caso si aggiunge una n prima della sillaba successiva, ad esempio みんな (minna, tutti), si aggiunge la (n) prima di (na).

Il segno つ –  ツ

Il piccolo “tsu” (sokuon) serve a raddoppiare la consonante che segue! Se messo alla fine di una frase invece, indica una brusca interruzione glottide, come quando interrompiamo bruscamente una frase restando a bocca aperta, per stupore o perchè ci siamo arrabbiati Esempi:

chotto, che significa un po’, si scrive in hiragana come ちょっと, ovvero ちょ cho, (sokuon),  to, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della t.

sakkā, voce di origine inglese (“soccer”), si scrive in katakana come サッカー, ovvero  sa, (sokuon),  ka, ー choon, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della k. Il sillabario hiragana, così come quello katakana è composto quindi 106 simboli totali. I simboli puri sono 48 anche se spesso vengono indicati come gojuon (i cinquanta suoni), quelli impuri sono 20, 5 sono i semipuri e 33 sono quelli contratti.

Gli hiragana sono usati per le parole della quali non esistono Kanji, nelle particelle

(no),

(he),

(ga), etc,

nei suffissi onorifici…

さん (san),

さま (sama),

くん(kun), etc.

Viene anche usato quando chi scrive non conosce il kanji e quindi lo trascrive in forma sillabica, oppure se si scrive per un pubblico poco colto che non ci si aspetta conosca tutti i kanji. Quando si scrive un verbo o un aggettivo, questo è composto da un kanji seguito da un inflessione in hiragana, in modo da scrivere le varie coniugazioni. 

飲む = bere

Ad esempio il verbo 飲む nomu (bere), si scrive in forma dizionario con il kanji seguito da(mu). Coniugandolo al passato affermativo gentile sarebbe 飲みました (nomimashita), dove -みました (-mimashita) viene scritto con l’hiragana. Questo tipo di uso dell’hiragana viene detto okurigana e viene usato anche per le coniugazioni degli aggettivi oltre che quelle dei verbi. C’è anche un altro tipo di utilizzo per gli hiragana, quando si devono rappresentare dei Kanji a scopo didattico, oppure quando alcuni testi sono scritti per un pubblico vasto e non troppo colto, si usa srivere sopra il kanji una piccolissima trascrizione in hiragana che viene chiamata Furigana. Questo tipo di aiuto alla lettura dei Kanji lo si trova spesso anche nei manga dove il pubblico può avere età e cultura differenti e quindi non conoscere tutti gli ideogrammi.

Katakana カタカナ  

Il katakana si distingue dall’hiragana per le sue forme spigolose. Katakana (カタカナ) significa “frammento di carattere in prestito” e si riferisce al fatto che ogni carattere katacana è derivato prendendo parte di un Kanji. Come l’hiragana ogni carattere corrisponde ad una sillaba. Vi sono sillabe formate da una sola vocale, o da consonante e vocali. Si possono dividere in sillabe pure, impure, semi pure, contratte. Le sillabe pure seion sono formate da una sola vocale, da una consonante che precede una vocale, e dalla n sillabica. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ). 

Il sillabario katakana, come quello hiragana, è composto da 46 caratteri che rappresentano le sillabe pure, anche se spesso questi suoni vengono chiamati gojūon, i cinquanta suoni.

Elenco delle sillabe pure o seion (清音)

a i u e o
ka ki ku ke ko
sa shi su se so
ta chi tsu te to
na ni nu ne no
ha hi fu he ho
ma mi mu me mo
   
ya   yu   yo
ra ri ru re ro
     
wa       wo
       
n      

A queste, aggiungendo a quelle sillabe pure, la cui consonante è sorda, il segno diacritico dakuten (濁点) ゛, chiamato anche nigori (濁り) impurità, avremo le cosiddette sillabe impure, o dakuon (濁音), nelle quali la consonante iniziale è sonora: 

ka  diventerà ga 

shi  diventerà ji 

ho  diventerà bo 

e così via.

Inoltre, facendo seguire le sillabe che iniziano con la lettera h dal segno diacritico dakuten (半濁点) , chiamato anche maru () cerchio, si ottengono le sillabe impure dette anche dakuon (半濁音), che avranno come consonante iniziale la lettera p

ha  diventerà pa 

he  diventerà pe 

e via dicendo.

Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)

         
ga gi gu ge go
za ji zu ze zo
da ji zu de do
ba bi bu be bo

Le sillabe contratte o yōon (拗音)

Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi

(he) diventa

(pe),

(hi) diventa

(pi)

e così via.

キャ キョ キュ
kya kyo kyu
シャ ショ シュ
sha sho shu
チャ チョ チュ
cha cho chu
ニャ ニョ ニュ
nya nyo nyu
ヒャ ヒョ ヒュ
hya hyo hyu
ミャ ミョ ミュ
mya myo myu
リャ リョ リュ
rya ryo ryu
ギャ ギョ ギュ
gya gyo gyu
ジャ ジョ ジュ
ja jo ju
ビャ ビョ ビュ
bya byo byu
ピャ ピョ ピュ
pya pyo pyu

Osservazione. Come puoi notare anche per il katakana, se si usa un piccolo (tsu) (sokuon) posizionato tra due sillabe, raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.

I kanji  漢字

kanji derivano dalla scrittura cinese che, una volta introdotta in Giappone, apportò un notevole cambiamento a quella che era allora la lingua giapponese. Sono migliaia ma si stima che per poter leggere un giornale basti impararne circa 3000. Generalmente i kanji vengono utilizzati per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi. Un kanji può quindi essere utilizzato: 

1 per rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi

2 o, integralmente, anche una buona parte dei sostantivi

3oltre che nomi e cognomi propri

Dato che questo sistema di scrittura straniero venne associato alla lingua parlata giapponese, a tutt’oggi a ogni kanji sono associate quasi sempre due pronunce:

quella on ()  – ON’YOMI 音読+み che deriva dal cinese

e quella kun () – KUN’YOMI 訓読み nativa giapponese

Quando 2 Kanji si trovano insieme, si utilizza la lettura on’yomi, mentre se è da solo o con particelle in hiragana con la kun’yomi.

Ad esempio, il kanji da solo si legge “chikara” e significa “forza”, ma nel composto 能力 si legge “ryoku”. Prendiamo ad esempio la parola composta 自転車 (ji/ten/sha) ovvero bicicletta, composta da tre kanji, e scomponiamola.

si pronuncia  JI  ma se fosse da solo,  si leggerebbe “mizuka” che significa “se stesso”

si pronuncia TEN  ma se fosse da solo, si leggerebbe “koro” che significa “girare”

si pronuncia SHA ma se fosse da solo, si leggerebbe “kuruma” che significa “veicolo”

Ogni Kanji può avere più pronunce, ed è bene impararle man mano che si affrontano i composti. Invece le informazioni principali da sapere a proposito dei kanji sono 3. Queste tre categorie spiegano in maniera molto chiara tutto ciò che dovete sapere sui kanji. Dimenticate pagine e pagine di dizionari con riferimenti impossibili, o test per ricordare le pronunce o peggio ancora metodi tradizionali di apprendimento. 

I RADICALI – 部首 (bushu): sono le unità di base che compongono un kanji. Si potrebbe dire che equivalgono alle nostre lettere, ma non è del tutto vero. Ne esistono circa 200 e sono fondamentali: le loro combinazioni creano tutti gli altri caratteri.

I KANJI – 漢字 (kanji): sono singole parole, formate a loro volta dai radicali di prima.

I TERMINI COMPOSTI – 熟語 (jukugo): letteralmente significa “parola mista” e sono parole composte, così come ne esistono in italiano inglese o tedesco. La buona notizia è che l’apprendimento dei kanji segue un andamento esponenziale. Se imparate a leggere 2 kanji, saprete leggere 4 jukugo. Se ne imparate 4, saprete leggerne 16. Inoltre, conoscendo il significato del singolo kanji, saprete anche approssimare il significato della nuova parola!

Kanji in ordine di anno scolastico (kanji per school grade)

Saprai già che esistono migliaia di kanji ed il Ministero dell’Educazione giapponese ha creato la lista dei Jouyou Kanji, i kanji di uso comune, che attualmente ammonta a 2136 kanji. Tutti questi kanji vengono insegnati durante il percorso scolastico, dalle elementari alle superiori. Starai pensando che la risposta alla domanda sia 2136, in realtà non è proprio così: per riuscire a comprendere la maggior parte dei testi giapponesi ne bastano meno.

Di seguito trovate elencati anche i kanji in ordine di anno scolastico (giapponese, ovvio^^). Il progetto vuole includere tutti i jōyō kanji (常用漢字), o meglio i 2136 kanji post-riforma 2010, i kaitei-jouyou kanji (改定常用漢字). Per cominciare però partiamo con i kyouiku kanji (教育漢字), cioè i 1006 kanji che si imparano nei 6 anni di elementari giapponesi (tra i 6 e i 12 anni)… per quel che riguarda gli altri 1130… chi vivrà vedrà^^

Kanji del primo anno (80字 – kanji da 1 a 80)

Kanji del secondo anno (160字 – kanji da 81 a 240)

Kanji del terzo anno (200字 – kanji da 241 a 440)

Kanji del quarto anno (200字 – kanji da 441 a 640)

Kanji del quinto anno (185字 – kanji da 641 a 825)

Kanji del sesto anno (181字 – kanji da 826 a 1006) 

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Introduzione

Fino al V secolo il Giappone vive un’epoca in cui esisteva una lingua parlata, ma non esistevano lettere per esprimerla, perciò non si sa come si parlasse, quello che si sa di questo periodo, si ricava da cronache cinesi e da ritrovamenti archeologici. E’ in quel secolo che iniziano i primi rapporti diretti tra i due popoli asiatici e così i Giapponesi capiscono l’importanza di avere una lingua scritta ,perciò, prendono tout court il cinese e lo utilizzano come scrittura. Per esprimersi,quindi, per iscritto si doveva conoscere la lingua e la grammatica cinese. Fu così che, come prima evoluzione, essendo scomodo dover imparare due lingue, si iniziò, per scrivere una parola giapponese, a cercare gli ideogrammi cinesi che esprimessero lo stesso suono, anche se il loro significato era un altro.

Nell’epoca Nara la lingua giapponese evolve

Hiragana e Katakana: scritture giapponesi

Samurai Guerrieri letterati

Giapponese e lingue straniere

Quando poi arrivarono gli stranieri con l’epoca Meiji risalente a circa 150 anni fa, era divenuto di moda parlare un giapponese condito anche con parole inglesi. In tutto questo racconto non vi abbiamo, però, detto che la lingua scritta giapponese era ben lontana e differente dalla lingua parlata; ci si accorse, solo frequentando gli occidentali della comodità di un parallelismo tra scrittura ed oralità, per cui è solo da 150 anni che possiamo dire sia nato il Giapponese moderno, quello che viene utilizzato per scrivere e parlare oggi.

Tra cui http://viaggiappone.com/

AVVISO DI METODO:  Se non conosci l’inglese, prima di procedere con lo studio, consiglio un piccolo accorgimento 😉di carattere tecnico che consenta la traduzione automatica delle pagine in italiano. Tranquillo, solo piccoli semplici passaggi.

1 – Scaricare CHROME e impostarlo come browser PREDEFINITO

2 – Attivare la TRADUZIONE AUTOMATICA su Google Chrome: su pc o telefonino aprire il browser e andare su ‘Impostazioni presente nel menù in alto a destra caratterizzato dai tre pallini sovrapposti. Scorrere la pagina fino ad ‘Avanzate’ o, per fare prima, cliccare su ‘Menù principale’ (le tre linee orizzontali in alto a sinistra) scorrere fino ad Avanzate e poi raggiungere la voce Lingue, attivare (o disattivare) consentire la traduzione in altre lingue. (E qui si possono aggiungere altre lingue, anche di quelle di cui si vuole il controllo ortografico e quelle preferite – Per ulteriori informazioni 👉QUI ) . FINITO.  Chiaramente essendo una traduzione automatica , si invita il lettore ad assicurarsi che la versione definitiva dall’inglese all’italiano corrisponda al significato suggerito dal testo originale. 

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Il mio primo articolo del blog

Sii te stesso; tutti gli altri personaggi hanno già un interprete.

— Oscar Wilde.

Questo è il primo articolo sul mio nuovo blog. Ho appena iniziato a mandare avanti questo nuovo blog, quindi resta sintonizzato per altre informazioni. Abbonati qui sotto per ricevere una notifica quando pubblico nuovi aggiornamenti.

Presentati (articolo di esempio)

Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.

Oggi pubblicherai un articolo. Non preoccuparti di come appare il blog. Non preoccuparti se non gli hai ancora dato un nome o ti senti sopraffatto. Devi solo fare clic sul pulsante “Nuovo articolo” e dirci perché sei qui.

Perché lo fai?

  • Perché darà un nuovo contesto ai lettori. Di cosa vuoi parlare? Perché dovrebbero leggere il tuo blog?
  • Perché ti aiuterà a focalizzare le idee e cosa ti piacerebbe realizzare con il tuo blog.

L’articolo può essere breve o lungo, un’introduzione personale alla tua vita o una dichiarazione d’intenti tipica da blog, un manifesto per il futuro o un semplice schema dei tipi di cose che speri di pubblicare.

Per aiutarti a iniziare, ecco alcune domande:

  • Perché stai scrivendo su un blog pubblico, invece di tenere un diario personale?
  • Di quali argomenti pensi che scriverai?
  • Con chi ti piacerebbe connetterti tramite il blog?
  • Se il blog avrà successo nel corso del prossimo anno, quale scopo speri avrai raggiunto?

Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.

Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.

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