
Possiamo dividere le letture di ogni kanji in due gruppi:
le letture on, derivate dal cinese,
e le letture kun, proprie del giapponese.
In origine il Giappone aveva già una propria lingua ma ancora non aveva un sistema di scrittura, così decise di importare quello utilizzato in Cina. Importare un sistema di scrittura e adattarlo a una lingua diversa non è stato facile: i giapponesi, oltre a dare una lettura alle parole che avevano nella propria lingua (lettura kun), decisero anche di importare (sarebbe meglio dire “adattare”) i suoni cinesi assieme ai vari kanji (lettura on).
Ecco spiegate le tante letture di ogni kanji. Tieni conto anche che ogni kanji può avere più di una lettura on e kun perché sono state importate o inventate nel corso dei secoli.
Quando si usa la lettura on e quando la lettura kun?
C’è una regola che può aiutarti nella maggior parte dei casi, ma non sempre è valida:
- quando un kanji si trova assieme ad altri kanji si usa quella on;
- se il kanji è accompagnato da okurigana o si trova da solo si usa la kun.
Facciamo un esempio con il kanji 一 (uno): si usa la sua lettura “ichi” in composti di parole come 一月・ichigatsu (gennaio) o 一番・ichiban (primo), visto che si trova assieme ad altri kanji; mentre la lettura kun “hito” si usa in parole come 一つ ・hitotsu (uno, contatore giapponese).
Sembra che non ci sia alcun problema ad applicare questa regola, invece non è così raro incontrare parole che non seguono la regola.
Alcune parole comuni sono combinate da letture kun-kun e non on-on come ci si potrebbe aspettare, come in 靴下(scarpe-sotto)・kutsushita (calze), 出口(fuori-bocca)・deguchi (uscita), 花火(fiore-fuoco)・hanabi (fuochi d’artificio). Altre invece mescolano letture on e kun come 火曜日・kayoubi (martedì) o 場所・basho (luogo).
Persino tra i kokuji, i kanji di origine giapponese e non importati dal cinese, esistono delle eccezioni. Dai kokuji ci si potrebbe aspettare che abbiano solo letture kun, invece possono averne anche una on: è il caso del kanji 働 (lavorare) a cui è stata assegnata la lettura on “dou“.
Se non conosci le parole è difficile prevedere quale delle due letture utilizzare. Inoltre devi tenere conto anche di eventuali variazioni di pronuncia che una lettura prende a seconda dei composti per rendere più semplice la pronuncia.
In 一緒・issho (insieme) l’altra lettura on di 一 “itsu” si modifica, つ diventa il piccolo っ per raddoppiare le consonanti (dopotutto sarebbe difficile pronunciare itsusho!) In generale nei composti di kanji può capitare che, quando la lettura on termina in ち o つ e la sillaba successiva inizia con il suono k, s, t, ち e つ vengano eliminati e al loro posto si aggiunga っ piccolo.
In altre parole le consonanti diventano sonore, come la parola 手紙・(mano-carta)tegami (lettera), il cui kanji 紙 kami cambia la pronuncia in gami (questo processo è detto rendaku).
Nel caso delle letture on che iniziano con は, ひ, ふ, へ, ほ possono prendere l’handaku (il piccolo cerchietto che trasforma queste sillabe nel suono P) se sono precedute dal suono ん oppure da ち e つ. Un esempio è 発表(partenza-mostrare)・happyou (annuncio), le cui letture singole sono 発 (hatsu) e 表 (hyou), anche つ si trasforma. Altro esempio è 引っ張る・hipparu (tirare), composta da 引/き (hiki) + 張/る (haru). Anche alle sillabe き e く capita spesso di diventare っ.
E non è finita qui! Nel giapponese non mancano composti di parole che prendono letture diverse da quelle on e kun. È il caso di 一人・hitori (una persona) e 二人・futari (due persone): il kanji 人 non prende mai la lettura “ri“, a parte in queste due parole. Se cerchi il kanji su un dizionario giapponese non troverai nell’elenco la lettura “ri“, anche se solitamente i dizionari online in inglese mettono questa lettura tra le kun.
Ci sono dei kanji di cui puoi intuire la lettura se conosci bene i composti fonetici. In giapponese molti kanji sono costituiti da composti fonetici, ovvero sono costituiti da una parte che indica il significato del kanji e da una parte che indica il suono.
Per esempio è il caso di 寺 (tempio) che presta la lettura on “ji” a kanji come 時 (tempo) e 持 (tenere): questi due kanji hanno come lettura on “ji”. Solo il radicale sulla sinistra distingue questi kanji, mentre a destra hanno la parte in comune per indicare la pronuncia.
Ma non sempre è d’aiuto questo “trucco”, bisogna conoscere se effettivamente un composto dà o meno la lettura ad altri kanji. E allora come fare per imparare le letture dei kanji? È più semplice di quello che credi.
Non è necessario conoscere a memoria ogni lettura
Molte delle letture che trovi sul tuo dizionario sono inutili da conoscere, o perché compaiono in parole poco usate, o perché sono usate in parole ormai praticamente obsolete. In più abbiamo visto che non sempre è possibile prevedere quale lettura dare alle parole, non è raro trovare parole composte che usano le letture kun o un misto tra on e kun. È inutile perdere tempo per imparare a memoria elenchi con decine di letture se poi non sai applicare la lettura giusta. Non è un metodo né efficace né utile, però è il metodo più semplice per farti passare la voglia di studiare il giapponese.
Nota: i dizionari segnano le letture on in katakana e quelle kun in hiragana. Se non trovi la dicitura per distinguere le letture fai caso al sillabario con cui sono scritte.
Impara semplicemente le parole
Tutto questo articolo per concludere con un banale “impara semplicemente le parole”. Hai letto bene: non hai bisogno di conoscere altro per imparare la pronuncia dei diversi kanji, non hai bisogno di preoccuparti di letture on, kun e altre informazioni. Inizia a leggere testi in furigana e pian piano imparerai le diverse letture e a capire come funzionano.
Per farti un esempio vedrai il kanji 水 (acqua) in diversi contesti, a forza di leggerlo diventerà automatico associare la lettura sui nelle parole 水曜日・suiyoubi (mercoledì) e 香水・kousui (profumo) e mizu in 水 (acqua). A forza di incontrare lo stesso kanji decine di volte imparerai naturalmente le sue letture e le sue eccezioni con molta meno fatica rispetto a imparare un elenco a memoria.
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