Hiragana, katakana e Kanji

L’hiragana, con le sue curve morbide e fluenti, si integra armoniosamente con la struttura grammaticale giapponese, facilitando la scrittura di elementi funzionali cruciali per la coesione della frase e la flessione delle parole autoctone. Il katakana, con i suoi tratti netti e decisi, si distingue visivamente, segnalando immediatamente l’origine esterna di un termine o conferendo un impatto sonoro particolare a parole ed espressioni. I kanji, depositari di millenni di storia e cultura, condensano in un singolo simbolo significati complessi e sfumature concettuali, arricchendo la lingua di una profondità semantica unica, sebbene la loro padronanza richieda un impegno significativo nella memorizzazione di forme e molteplici pronunce. L’interazione sinergica di questi tre sistemi di scrittura è ciò che conferisce al giapponese la sua ricchezza espressiva e la sua complessità affascinante, dove ogni sistema svolge un ruolo specifico e complementare nell’articolazione del pensiero e nella comunicazione. La scelta del sistema di scrittura non è casuale, ma è guidata dalla natura della parola, dalla sua origine e dalla funzione che svolge all’interno della frase.

Hiragana ひらがな 

Lo hiragana viene normalmente utilizzato per le particelle, per quelle parole la cui forma ideografica non è conosciuta da chi scrive o si suppone non sia conosciuta da chi legge, per le parole per le quali non esiste un kanji, per i suffissi come san さんchan ちゃんkun くん e per le inflessioni dei verbi e degli aggettivi. L’alfabeto degli hiragana è composto da 48 simboli che hanno il suono delle nostre sillabe, tranne alcune eccezioni date dalle cinque vocali ed un consonante che può essere pronunciata da sola che è la n. Ci sono sillabe formate da consonante e vocale o sillabe di una sola vocale. Tradizionalmente le sillabe dell’hiragana si dividono in sillabe pure (seion), impure, semipure, contratte. Le 5 vocali del linguaggio giapponese sono le stesse dell’italiano ma sono disposte in un altro ordine. 

         
a i u e o

Elenco delle sillabe pure o seion (清音)

E’ importante memorizzare questo ordine perchè anche le sillabe seguono lo stesso schema di suoni sulla tabella degli hiragana. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ). 

         
a i u e o
ka ki ku ke ko
sa shi su se so
ta chi tsu te to
na ni nu ne no
ha hi fu he ho
ma mi mu me mo
   
ya   yu   yo
ra ri ru re ro
 
wa wi   we wo
       
        n

Alcuni simboli come (wi) e (we) fanno parte del giapponese antico e non sono usati nel giapponese moderno, tranne in alcuni nomi di persona. Tutte queste sillabe formate da una singola vocale, da una consonante seguita da una vocale o dalla n sillabica sono i suoni puri chiamati seion.

       
shi chi tsu fu

Alcuni simboli fanno però eccezione, ed hanno pronunce differenti, nonostante tutte gli altri simboli posti nella stessa fila abbiano lo stesso suono. Ad esempio, nella sequenza di simboli della t, che dovrebbe suonare ta, ti, tu, te, to, il ti fa eccezione e suona chi.

Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)

ga gi gu ge go
za ji zu ze zo
da ji zu de do
ba bi bu be bo

Il simbolo ゛

Ora. Aggiungendo il segno diacritico dakuten (゛), chiamato nigori (impurità) o ten-ten, le sillabe pure dalla consonante sorda, diventano sillabe impure dakuon, con la consonante iniziale sonora. Per cui ,..

  (ka) diventa (ga),

(shi) diventa (ji),

(he) diventa (be).

Il simbolo º 

Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi

(he) diventa (pe),

(hi) diventa (pi)

e così via.

きゃ きょ きゅ
kya kyo kyu
しゃ しょ しゅ
sha sho shu
ちゃ ちょ ちゅ
cha cho chu
にゃ にょ にゅ
nya nyo nyu
ひゃ ひょ ひゅ
hya hyo hyu
みゃ みょ みゅ
mya myo myu
りゃ りょ りゅ
rya ryo ryu
ぎゃ ぎょ ぎゅ
gya gyo gyu
じゃ じょ じゅ
ja jo ju
びゃ びょ びゅ
bya byo byu
ぴゃ ぴょ ぴゅ
pya pyo pyu

Combinando due simboli si riescono ad ottenere dei nuovi suoni, chiamati silalbe contratte yoon. Questo si ottiene Scrivendo in piccolo le sillabe (ya), (yu), (yo) dopo un sillaba che termina per (i). Si otterranno quindi dei suoni misti, come ad esempio : にゃ (nya), りゅ (ryu), じょ (jo). Un piccolo (tsu) posizionato tra due sillabe raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.

Ad esempio, scrivendo まって matte che può significare, attesa, la t di te si raddoppia. Altri esempi possono essere きっせき (kisseki, miracolo), ちょっと (chotto, un attimo), etc. C’è però un’eccezione, non si può raddoppiare la (n) con lo (tsu), in quel caso si aggiunge una n prima della sillaba successiva, ad esempio みんな (minna, tutti), si aggiunge la (n) prima di (na).

Il segno つ –  ツ

Il piccolo “tsu” (sokuon) serve a raddoppiare la consonante che segue! Se messo alla fine di una frase invece, indica una brusca interruzione glottide, come quando interrompiamo bruscamente una frase restando a bocca aperta, per stupore o perchè ci siamo arrabbiati Esempi:

chotto, che significa un po’, si scrive in hiragana come ちょっと, ovvero ちょ cho, (sokuon),  to, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della t.

sakkā, voce di origine inglese (“soccer”), si scrive in katakana come サッカー, ovvero  sa, (sokuon),  ka, ー choon, con il sokuon che rappresenta il raddoppiamento della k. Il sillabario hiragana, così come quello katakana è composto quindi 106 simboli totali. I simboli puri sono 48 anche se spesso vengono indicati come gojuon (i cinquanta suoni), quelli impuri sono 20, 5 sono i semipuri e 33 sono quelli contratti.

Gli hiragana sono usati per le parole della quali non esistono Kanji, nelle particelle

(no),

(he),

(ga), etc,

nei suffissi onorifici…

さん (san),

さま (sama),

くん(kun), etc.

Viene anche usato quando chi scrive non conosce il kanji e quindi lo trascrive in forma sillabica, oppure se si scrive per un pubblico poco colto che non ci si aspetta conosca tutti i kanji. Quando si scrive un verbo o un aggettivo, questo è composto da un kanji seguito da un inflessione in hiragana, in modo da scrivere le varie coniugazioni. 

飲む = bere

Ad esempio il verbo 飲む nomu (bere), si scrive in forma dizionario con il kanji seguito da(mu). Coniugandolo al passato affermativo gentile sarebbe 飲みました (nomimashita), dove -みました (-mimashita) viene scritto con l’hiragana. Questo tipo di uso dell’hiragana viene detto okurigana e viene usato anche per le coniugazioni degli aggettivi oltre che quelle dei verbi. C’è anche un altro tipo di utilizzo per gli hiragana, quando si devono rappresentare dei Kanji a scopo didattico, oppure quando alcuni testi sono scritti per un pubblico vasto e non troppo colto, si usa srivere sopra il kanji una piccolissima trascrizione in hiragana che viene chiamata Furigana. Questo tipo di aiuto alla lettura dei Kanji lo si trova spesso anche nei manga dove il pubblico può avere età e cultura differenti e quindi non conoscere tutti gli ideogrammi.

Katakana カタカナ  

Il katakana si distingue dall’hiragana per le sue forme spigolose. Katakana (カタカナ) significa “frammento di carattere in prestito” e si riferisce al fatto che ogni carattere katacana è derivato prendendo parte di un Kanji. Come l’hiragana ogni carattere corrisponde ad una sillaba. Vi sono sillabe formate da una sola vocale, o da consonante e vocali. Si possono dividere in sillabe pure, impure, semi pure, contratte. Le sillabe pure seion sono formate da una sola vocale, da una consonante che precede una vocale, e dalla n sillabica. ( Clicca qui per imparare a leggere l’alfabeto giapponese ). 

Il sillabario katakana, come quello hiragana, è composto da 46 caratteri che rappresentano le sillabe pure, anche se spesso questi suoni vengono chiamati gojūon, i cinquanta suoni.

Elenco delle sillabe pure o seion (清音)

a i u e o
ka ki ku ke ko
sa shi su se so
ta chi tsu te to
na ni nu ne no
ha hi fu he ho
ma mi mu me mo
   
ya   yu   yo
ra ri ru re ro
     
wa       wo
       
n      

A queste, aggiungendo a quelle sillabe pure, la cui consonante è sorda, il segno diacritico dakuten (濁点) ゛, chiamato anche nigori (濁り) impurità, avremo le cosiddette sillabe impure, o dakuon (濁音), nelle quali la consonante iniziale è sonora: 

ka  diventerà ga 

shi  diventerà ji 

ho  diventerà bo 

e così via.

Inoltre, facendo seguire le sillabe che iniziano con la lettera h dal segno diacritico dakuten (半濁点) , chiamato anche maru () cerchio, si ottengono le sillabe impure dette anche dakuon (半濁音), che avranno come consonante iniziale la lettera p

ha  diventerà pa 

he  diventerà pe 

e via dicendo.

Elenco delle sillabe impure o dakuon (濁音)

         
ga gi gu ge go
za ji zu ze zo
da ji zu de do
ba bi bu be bo

Le sillabe contratte o yōon (拗音)

Se invece si fanno seguire le sillabe che cominciano per (h), fu inclusa, da un pallino (º) detto handakuten o più semplicemente maru (cerchio), si ottengono le sillabe semipure handakuon. Queste sillabe hanno come consonante iniziale (p), quindi

(he) diventa

(pe),

(hi) diventa

(pi)

e così via.

キャ キョ キュ
kya kyo kyu
シャ ショ シュ
sha sho shu
チャ チョ チュ
cha cho chu
ニャ ニョ ニュ
nya nyo nyu
ヒャ ヒョ ヒュ
hya hyo hyu
ミャ ミョ ミュ
mya myo myu
リャ リョ リュ
rya ryo ryu
ギャ ギョ ギュ
gya gyo gyu
ジャ ジョ ジュ
ja jo ju
ビャ ビョ ビュ
bya byo byu
ピャ ピョ ピュ
pya pyo pyu

Osservazione. Come puoi notare anche per il katakana, se si usa un piccolo (tsu) (sokuon) posizionato tra due sillabe, raddoppia il suono della consonante immediatamente successiva.

I kanji  漢字

kanji derivano dalla scrittura cinese che, una volta introdotta in Giappone, apportò un notevole cambiamento a quella che era allora la lingua giapponese. Sono migliaia ma si stima che per poter leggere un giornale basti impararne circa 3000. Generalmente i kanji vengono utilizzati per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi. Un kanji può quindi essere utilizzato: 

1 per rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi

2 o, integralmente, anche una buona parte dei sostantivi

3oltre che nomi e cognomi propri

Dato che questo sistema di scrittura straniero venne associato alla lingua parlata giapponese, a tutt’oggi a ogni kanji sono associate quasi sempre due pronunce:

quella on ()  – ON’YOMI 音読+み che deriva dal cinese

e quella kun () – KUN’YOMI 訓読み nativa giapponese

Quando 2 Kanji si trovano insieme, si utilizza la lettura on’yomi, mentre se è da solo o con particelle in hiragana con la kun’yomi.

Ad esempio, il kanji da solo si legge “chikara” e significa “forza”, ma nel composto 能力 si legge “ryoku”. Prendiamo ad esempio la parola composta 自転車 (ji/ten/sha) ovvero bicicletta, composta da tre kanji, e scomponiamola.

si pronuncia  JI  ma se fosse da solo,  si leggerebbe “mizuka” che significa “se stesso”

si pronuncia TEN  ma se fosse da solo, si leggerebbe “koro” che significa “girare”

si pronuncia SHA ma se fosse da solo, si leggerebbe “kuruma” che significa “veicolo”

Ogni Kanji può avere più pronunce, ed è bene impararle man mano che si affrontano i composti. Invece le informazioni principali da sapere a proposito dei kanji sono 3. Queste tre categorie spiegano in maniera molto chiara tutto ciò che dovete sapere sui kanji. Dimenticate pagine e pagine di dizionari con riferimenti impossibili, o test per ricordare le pronunce o peggio ancora metodi tradizionali di apprendimento. 

I RADICALI – 部首 (bushu): sono le unità di base che compongono un kanji. Si potrebbe dire che equivalgono alle nostre lettere, ma non è del tutto vero. Ne esistono circa 200 e sono fondamentali: le loro combinazioni creano tutti gli altri caratteri.

I KANJI – 漢字 (kanji): sono singole parole, formate a loro volta dai radicali di prima.

I TERMINI COMPOSTI – 熟語 (jukugo): letteralmente significa “parola mista” e sono parole composte, così come ne esistono in italiano inglese o tedesco. La buona notizia è che l’apprendimento dei kanji segue un andamento esponenziale. Se imparate a leggere 2 kanji, saprete leggere 4 jukugo. Se ne imparate 4, saprete leggerne 16. Inoltre, conoscendo il significato del singolo kanji, saprete anche approssimare il significato della nuova parola!

Kanji in ordine di anno scolastico (kanji per school grade)

Saprai già che esistono migliaia di kanji ed il Ministero dell’Educazione giapponese ha creato la lista dei Jouyou Kanji, i kanji di uso comune, che attualmente ammonta a 2136 kanji. Tutti questi kanji vengono insegnati durante il percorso scolastico, dalle elementari alle superiori. Starai pensando che la risposta alla domanda sia 2136, in realtà non è proprio così: per riuscire a comprendere la maggior parte dei testi giapponesi ne bastano meno.

Di seguito trovate elencati anche i kanji in ordine di anno scolastico (giapponese, ovvio^^). Il progetto vuole includere tutti i jōyō kanji (常用漢字), o meglio i 2136 kanji post-riforma 2010, i kaitei-jouyou kanji (改定常用漢字). Per cominciare però partiamo con i kyouiku kanji (教育漢字), cioè i 1006 kanji che si imparano nei 6 anni di elementari giapponesi (tra i 6 e i 12 anni)… per quel che riguarda gli altri 1130… chi vivrà vedrà^^

Kanji del primo anno (80字 – kanji da 1 a 80)

Kanji del secondo anno (160字 – kanji da 81 a 240)

Kanji del terzo anno (200字 – kanji da 241 a 440)

Kanji del quarto anno (200字 – kanji da 441 a 640)

Kanji del quinto anno (185字 – kanji da 641 a 825)

Kanji del sesto anno (181字 – kanji da 826 a 1006) 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è mom-removebg-preview.png

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora